di Giansandro Merli
Il Manifesto, 15 ottobre 2025
Respinta la richiesta della procura: l’incidente probatorio non può essere “uno strumento per orientare il pm nell’esercizio dell’azione penale”. La Giudice per le indagini preliminari Maria Idria Gurgo di Castelmenardo ha respinto la richiesta della procura di Milano di disporre una perizia super partes sul caso di Ramy Elgaml, il 19enne morto il 24 novembre dello scorso anno nel quartiere Corvetto, al termine di un inseguimento da parte di diverse volanti dei carabinieri.
La Gip scrive che l’incidente probatorio non può essere “uno strumento per orientare il pm nell’esercizio dell’azione penale”, non serve dunque a decidere se avanzare la richiesta di rinvio a giudizio. I pm volevano la perizia cinematica per ricostruire “l’esatta dinamica dell’incidente”. Questo perché le varie consulenze delle parti non sono arrivate a una ricostruzione univoca, visto che quella dell’esperto nominato dalla procura scagiona il carabiniere e contrasta anche con l’avviso di chiusura indagini. Qui sia per Antonio Lenoci, il militare al volante della gazzella, sia per Fares Bouzidi, il ragazzo alla guida del motorino su cui viaggiava Elgaml, l’ipotesi è di omicidio colposo.
Tutto si gioca intorno alla traiettoria dei mezzi e alle velocità negli ultimi istanti dell’inseguimento che ha portato alla caduta dello scooter T Max e all’impatto dei occupanti, Elgaml in particolare, con un palo del semaforo. Se il nuovo esame avesse negato le responsabilità dell’agente sarebbe stato più facile evitare di coinvolgerlo nel dibattimento. Sarà in quella fase, invece, che tutte le prove dovranno essere acquisite e confrontate.
“Condividiamo la decisione della gip - afferma l’avvocato Marco Romagnoli, che insieme alla collega Debora Piazza difende Bouzidi - Siamo pronti ad affrontare il tema delle responsabilità nell’incidente in ogni sede. A nostro avviso si tratta di omicidio volontario in capo al carabiniere, quantomeno sotto il profilo del dolo eventuale”. I pm dovranno ora decidere se chiedere il rinvio a giudizio per entrambi gli indagati oppure disporre una nuova consulenza di parte.
Quello sugli ultimi istanti di vita del giovane è il procedimento principale ma non l’unico della vicenda. Uno è già andato a sentenza di primo grado con rito abbreviato: Bouzidi ha ammesso le proprie responsabilità nel non essersi fermato all’alt delle forze dell’ordine e ha ricevuto una pena di due anni e otto mesi per resistenza a pubblico ufficiale. In un altro filone, invece, quattro carabinieri sono accusati a vario titolo di frode in processo penale, depistaggio e favoreggiamento. Le ipotesi sono relative alla cancellazione di foto e video che alcuni testimoni oculari avrebbero inizialmente registrato sui cellulari. Testimoni che, contro la procedura obbligatoria in questi casi, non sono stati identificati, con la conseguente registrazione delle generalità.











