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di Andrea Ossino

La Repubblica, 11 ottobre 2022

Il pm contesta al ministero il mancato ricorso al Trattato sulla tortura. Caso Regeni, la famiglia: “Il governo abbia un sussulto di dignità”. Il pm contesta al ministero il mancato ricorso al Trattato sulla tortura. La risposta del capo dipartimento per gli affari di Giustizia: “Non era applicabile, valuteremo”.

Al processo sulla morte di Giulio Regeni, il consuetudinario rito sull’annuncio degli “imputati irreperibili”, seguito dal mantra dell’Egitto che “non ci ha risposto”, questa volta è stato interrotto dalle domande con cui il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha incalzato il capo dipartimento per gli affari di Giustizia al Ministero, domandando come mai durante la visita al Cairo dei funzionari italiani non sia stata fatta notare l’esistenza della convenzione di New York sulla tortura, quella firmata sia dall’Italia che dall’Egitto e che prevede la possibilità per il paese di origine della persona offesa di attivare arbitrati davanti Nazioni Unite.

“A nostro giudizio non era applicabile, non ci sono condizioni per far richiamo a questo trattato”, ha risposto il capo dipartimento Nicola Russo. “Il suo ufficio chiederà al nuovo ministro di attivare questa procedura?”, ha quindi domandato il pubblico ministero. “La mia direzione intende approfondire la possibilità di attivarlo”, è stata la risposta del funzionario reduce da una visita al Cairo.

Un’affermazione che ha suscitato la reazione dall’accusa: “Ai primi di marzo il ministro ha scritto, a metà marzo avete scritto la nota, alla nota non c’è stata risposta, avete fatto un sollecito alla nota, avete sollecitato più volte l’ambasciatore e questo ancora non è stato sufficiente per decidere se approfondire?”, ha retoricamente chiesto il pm senza ottenere una risposta.

In altre parole esiste una procedura sul reato di tortura che prevede forme di cooperazione internazionale, ma al momento il ministero della Giustizia non ha ritenuto percorrere questa strada. E non è dato sapere se in futuro l’Italia farà riferimento al trattato.

Durante l’udienza preliminare, la stessa in cui i carabinieri hanno affermato per l’ennesima volta che non c’è traccia dei quattro 007 egiziani accusati di avere rapito, torturato e ucciso il ricercatore friulano nel 2016, il pm ha inoltre chiesto al dipendente del Ministero se gli imputati erano stati informati dell’esistenza del processo a loro carico in Egitto. “Non abbiamo chiesto perchè questa circostanza ai fini della possibilità di effettuare il processo in Italia non è rilevante”, ha risposto il capo dipartimento.

E sul famoso memorandum inviato dagli egiziani: “Li avete interrogati sul perché un memorandum datato 26 dicembre sia stato firmato dal procuratore generale lo stesso giorno nonostante avrebbe dovuto studiare oltre 100 pagine?”. “No anche perché l’ho letto solo mentre ero in aereo per il Cairo”, è stata la risposta intervallata dall’intervento dell’accusa che ricordava come il memorandum fosse nelle mani del ministero dal 2021.

Per il resto l’udienza è andata come sempre: con la relazione sui numerosi tentativi del ministero di chiedere aiuto alle autorità egiziane per rintracciare gli imputati. E la solita risposta che racconta di come l’Egitto non collabora con le autorità italiane e non ha neanche risposto alla nota con cui il ministro chiedeva un incontro.

“Se ce ne era bisogno è emersa ancora una volta e con ulteriore chiarezza che le autorità egiziane non hanno, né hanno mai avuto, nessuna intenzione di collaborare e si fanno beffe del nostro sistema di diritto. È emerso anche che la richiesta del gennaio 2022 della ministra della Giustizia Cartabia di incontrare l’omologo egiziano non ha mai avuto alcun riscontro, e questo rifiuto non ha precedent”. Lo hanno detto Paola Deffendi e Claudio Regeni, assistiti dall’avvocato Alessandra Ballerini, al termine dell’udienza.

“Quindi - hanno aggiunto - anche alla luce di quanto dichiarato oggi dal funzionario del ministero della Giustizia ascoltato in udienza, auspichiamo in una adeguata reazione di dignità del nostro governo”.