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di Giovanni Bianconi e Monica Guerzoni

Corriere della Sera, 17 luglio 2026

Dal presidente della Repubblica un forte richiamo al governo a rispettare la Costituzione. Sarà pur vero che il faccia a faccia tra Sergio Mattarella e Carlo Nordio si è svolto in un clima “assolutamente sereno”. Ma già la scelta di “invitare” all’improvviso il ministro al Quirinale per un colloquio chiarificatore certifica quanto l’iniziativa del Guardasigilli sul caso di Mario Roggero abbia sorpreso, a dir poco, il capo dello Stato. Raccontano fonti parlamentari che alle 14.20, quando da via Arenula è arrivata la notizia che il Guardasigilli aveva “avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia” al gioielliere, il capo dello Stato sia “saltato sulla sedia”.

Cinque ore dopo, mentre i “big” della maggioranza invocavano il perdono per un uomo appena condannato in via definitiva per duplice omicidio, il Colle inviava un pubblico altolà al ministro. Una nota breve e severa, la cui durezza ricorda lo scontro sulla grazia a Nicole Minetti e lascia prevedere che il comunicato sarà letto anche come un avviso al governo. In dieci righe secche, il Colle informa che il presidente ha ricevuto Nordio “per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia”. Un invito energico a non scavalcare e strattonare il capo dello Stato e a tenersi dentro i confini della Carta, perché concedere il perdono è facoltà che la Costituzione “riserva esclusivamente al presidente della Repubblica, come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006”. La grazia può sì essere concessa motu proprio, anche in assenza di domanda, ma solo il Colle può assumere l’iniziativa. Durante il breve confronto, occhi negli occhi, Mattarella ha ricordato a Nordio le parole con cui Luigi Einaudi raccomandava il “dovere” di evitare qualsiasi precedente che possa incrinare le facoltà che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato. Ponendo una questione di metodo, il Quirinale ha alzato un argine, per evitare forzature che possano intaccarne i poteri disegnati dalla Carta. Un avviso ai naviganti, che viaggiano spediti verso il premierato.

Quanto al merito, al Quirinale ogni giudizio è ritenuto prematuro e Mattarella non si farà influenzare dall’onda social che invoca la grazia per legittima difesa. C’è un precedente. Nel 2008 il presidente Giorgio Napolitano in polemica con Gustavo Selva spiegò di non aver potuto concedere la grazia a Bruno Contrada perché il condannato non aveva dato prova di ravvedimento: il perdono si concede per motivi umanitari, non è certo stato istituito come un quarto grado di giudizio, per sanare errori o rovesciare sentenze a furor di popolo.

Anche dal punto di vista tecnico-giuridico, l’istruttoria che Nordio ha avviato non sembra avere fondamento in questa fase, se non per esigenze di propaganda politica. L’attività ministeriale prevede la richiesta di informazioni presso gli uffici giudiziari competenti: la magistratura di sorveglianza e la Procura generale presso la Corte d’appello dove s’è svolto il giudizio di merito, che deve eventualmente esprimere il proprio parere. Ma nel caso di Roggero l’esecuzione della pena non è nemmeno iniziata e dunque al momento i giudici di sorveglianza non avrebbero nulla da riferire. Così come la Procura generale di Torino, visto che la sentenza della Corte di Cassazione che ha reso definitiva la condanna non è stata ancora depositata. Le motivazioni arriveranno nei prossimi mesi e solo dopo averle lette la Procura potrà esprimere le proprie valutazioni.