di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 2 marzo 2025
Cooperante veneziano arrestato in Venezuela: si parte mercoledì. Foto online e 77 mila firme. Un digiuno a staffetta per Alberto Trentini, il cooperante veneziano arrestato lo scorso 15 novembre in Venezuela con l’accusa di terrorismo e di cui non si hanno più notizie, se non che si troverebbe in carcere a Caracas in “buone condizioni di salute”. Più di cento giorni di logorante attesa per la famiglia, per mamma Armanda e papà Ezio, che dalla loro casa del Lido di Venezia attendono quanto meno una telefonata del loro unico figlio. E mentre prosegue a testa bassa la difficile trattativa con il Paese del presidente Nicolás Maduro, da mesi nel caos dopo le contestate elezioni del 28 luglio, gli amici di Trentini lanciano una nuova iniziativa: a partire da mercoledì, giorno delle Ceneri, e per tutto il mese di marzo sarà possibile digiunare a turno, per 24 ore.
“Alberto è stato fermato in Venezuela mentre svolgeva una missione umanitaria in favore delle persone con disabilità - ricorda l’amico Luca Tiozzo -. Da allora non ha potuto ricevere nessuna visita, neppure consolare, né chiamare casa. Vi chiediamo di unirvi a noi per far sapere a tutti che Alberto non è solo”. Uno sciopero della fame lungo un giorno, una goccia nel mare del silenzio in cui è confinato il cooperante, ma tante gocce, dopotutto, possono formare un mare. “Alberto è una persona buona, onesta, un professionista serio e preparato con oltre vent’anni di esperienza nel campo della cooperazione internazionale”, ribadivano gli amici di una vita l’8 febbraio, durante la fiaccolata organizzata davanti la chiesa di Sant’Antonio, al Lido di Venezia, non distante dal condominio dove vivono i genitori. Un grido che ha raggiunto varie parti del mondo, lì dove Trentini ha lavorato, in oltre quindici anni di cooperazione da ultimo come responsabile di campo per Humanity & Inclusion.
Sempre al fianco delle persone più fragili e emarginate, dall’Africa all’Asia all’America latina. La campagna per chiedere la sua liberazione prosegue anche con l’iniziativa “Alberto Wall of Hope”, letteralmente muro di speranza, lanciata sul sito “miro.com”: più di 300 persone di ogni età si sono scattate un selfie con in mano un foglio che raffigura l’immagine del cooperante e la scritta “Alberto Trentini libero”. Un muro virtuale in cui si riconoscono i volti di tanti lidensi come Piero, Nicola, Sebastiano e Barbara, ma l’appello è stato raccolto anche da chi vive a Bologna, come Bianca e Paolo, o a Trento, come Alessandra e Arianna. Un collage di storie che valica i confini nazionali e raggiunge il sud America: Nidua, Aisha e Yaretzi dall’Ecuador, presumibilmente mamma, figlia e nipotina, chiedono il ritorno di Trentini. Assieme a loro, ma dall’altra parte dell’Atlantico, sono Michele, Alborosie, Andrea e Rosalba dall’Etiopia a stringersi attorno al quarantacinquenne. Hanno aderito anche Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori del ricercatore rapito e ucciso in Egitto nel 2016, con la loro avvocata Alessandra Ballerini che segue anche il caso di Trentini. L’invito è quello di condividere la foto sui propri canali social con l’hashtag “#albertowallofhope”. In parallelo, la petizione sul sito “Change.org” ha superato le 77 mila firme. L’affetto e la vicinanza nei confronti di Alberto si manifestano anche con gli striscioni affissi sui palazzi di alcuni municipi d’Italia: Bari e Bologna, ad esempio, e la sede della Municipalità del Lido. “Rispettiamo le indicazioni della famiglia e dell’avvocata di voler tenere un basso profilo per non ostacolare la trattativa - dice il presidente Emilio Guberti -. Siamo loro vicini e auspichiamo una risoluzione del caso e che Alberto possa presto riabbracciare la sua famiglia”. Per partecipare alla staffetta del digiuno è sufficiente compilare il modulo sul sito “bit.ly/digiuno-alberto-trentini” indicando i propri dati e il giorno in cui si desidera aderire.











