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di Matteo Pucciarelli

 

La Repubblica, 30 maggio 2021

 

Il ministro fa tutto da solo e si muove come fosse ancora leader del Movimento. Malumori fra i parlamentari grillini: "La questione morale resti una priorità". Buffagni propone di candidare l'ex sindaco di Lodi nel collegio di Siena lasciato libero da Pier Carlo Padoan.

Quando ha cominciato a girare nelle rassegne stampa e poi via via nelle chat di Whatsapp l'intervento di Luigi Di Maio al Foglio con le scuse all'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti assolto in appello da una condanna per turbativa d'asta, in più d'uno nel M5S è sobbalzato sulla sedia. Per almeno tre ragioni: il mea culpa in sé, che di fatto abiura a idee e retoriche che hanno fatto la fortuna stessa del Movimento; il fatto che non fosse stato concordato con nessuno, neanche con Giuseppe Conte: una iniziativa spontanea quindi, su un tema così delicato; infine la scelta del quotidiano, mai tenero con il M5S, contraltare iper-garantista al fiancheggiatore Fatto Quotidiano, arena di nicchia post-berlusconiana dove quel che i 5 Stelle avrebbero definito "sistema" si parla, si confronta, prefigura scenari e convergenze.

Non a caso le prime felicitazioni per la virata a 180 gradi sono state quelle del mondo (ex?) renziano dentro al Pd, poi di esponenti di Italia Viva e Forza Italia. Nel silenzio generale dei colleghi di partito. A quel punto c'è stato un coordinamento tra la comunicazione dei gruppi parlamentari e il capo politico in pectore dei 5 Stelle. Suddividendosi il lavoro. Da una parte Conte ha confermato l'impostazione del ministro degli Esteri, capovolgendone il punto di vista: è Di Maio che aderisce alle idee di Conte, non il contrario. Le parole di Di Maio sono in linea "con la Carta dei principi e dei valori del neo-Movimento 5 Stelle, a cui ho lavorato nelle scorse settimane", le parole dell'ex presidente del Consiglio. Nessuna fuga in avanti di Di Maio insomma. Resta però un dato politico che i più avveduti non fanno finta di non aver compreso: il ministro, prendendosi questa libertà e questo spazio su un argomento così identitario, ha costretto il capo a intervenire. Un segnale, per molti, perché la vacatio ormai dura da tre mesi e il vuoto di potere dentro il M5S comincia a diventare ingovernabile. "Conte fa riferimento a questa 'Carta dei principi', qualcuno per caso l'ha vista, l'ha letta? Non mi risulta", spiega un esponente dei 5 Stelle. I contiani di stretta osservanza gettano acqua sul fuoco: l'impostazione "garantista" di Conte era stata esplicitata in assemblea con i parlamentari diverso tempo fa. Peraltro lo stesso Conte non porta su di sé responsabilità rispetto ai toni del passato.

Sulla questione specifica in sé, invece, deputati e senatori fanno da contraltare. Ovvero, va bene chiedere scusa a Simone Uggetti, ma ora il resto della politica faccia lo stesso con Virginia Raggi, la sindaca di Roma assolta definitivamente sull'inchiesta nomine in Campidoglio due giorni fa, "vittima del fango mediatico". E comunque in generale "la questione morale resti una priorità". In questo clima di pacificazione politica, che a parecchi non piace - "se diventiamo uguali a Forza Italia, cosa ci facciamo dentro il Movimento?", si domanda un altro parlamentare? - ma a diversi altri sì, c'è chi propone un clamoroso calumet, come fa Stefano Buffagni: candidare Uggetti nel collegio di Siena lasciato libero da Pier Carlo Padoan, ovviamente a suggello dell'alleanza fra 5 Stelle e Pd.