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di Andrea Galli


Corriere della Sera, 24 luglio 2021

 

I legali di Adriatici: via i domiciliari. Oggi decide il gip. La versione ufficiale nulla aggiunge anzi forse toglie, perché mancando ancora un video sulla fase dello sparo, le parole di Massimo Adriatici messe a verbale davanti al gip ("Ero confuso, non ricordo quegli attimi") lasciano sospesi i misteri sulla dinamica balistica, e dunque sulle azioni e le eventuali responsabilità. Alle 22.30 di martedì in piazza Meardi, all'esterno del bar "Ligure", il 39enne Youns El Boussettaoui, cittadino marocchino, era stato ferito mortalmente da un proiettile esploso dalla pistola dell'assessore leghista alla Sicurezza. Una pistola con il colpo in canna e senza sicura essendo quella l'abitudine di Adriatici nelle ronde serali da "sceriffo", una nomea nella quale il diretto interessato "non si riconosce", ha ribadito l'avvocato Gabriele Pipicelli che auspica la cessazione dei domiciliari per l'assistito.

Se quella sera è stata l'ultima uscita di Adriatici con l'amata calibro 22, in quanto come raccontano al Corriere fonti del Comune di Voghera la Prefettura è intenzionata a non rinnovare il porto d'armi, in oltre due ore di domande del gip Maria Cristina Lapi, che oggi si pronuncerà sull'accusa (eccesso colposo di legittima difesa) e per appunto sulla misura (l'impossibilità di uscire dall'appartamento in pieno centro), Adriatici, in camicia, giacca e volto terreo, ha escluso ogni addebito. Non era andato in piazza Meardi per "puntare" l'immigrato, non aveva conti in sospeso e vendette da saldare, non coltivava la minima intenzione di assassinarlo.

La mossa del giudice, che si è presa l'intero tempo a disposizione fino all'ultimo minuto possibile, conferma la delicatezza tecnica del caso, senza menzionare la sua esasperata deriva politica. In una contrapposizione e in una narrazione che finge di non vedere, e anzi altera, i dati di cronaca fin qui assemblati dagli investigatori per cristallizzare lo scenario. In ordine sparso: Adriatici si ergeva a tutore dell'ordine pretendendo di consigliare a poliziotti e carabinieri cosa fare; all'esterno del bar "Ligure", anziché chiamare come ogni comune cittadino il 112 ha telefonato a un fisso del commissariato; della pistola col colpo in canna e senza sicura abbiamo detto, e il fatto che quel calibro sia piccolo, spesso non letale, è una giustificazione che non regge; quanto a El Boussettaoui, era un pluripregiudicato che aveva disatteso due ordini di lasciare l'Italia, aveva problemi mentali e drammatiche difficoltà esistenziali, molestava i passanti masturbandosi e orinando in luoghi pubblici, e inveendo contro chiunque per strada, minorenni compresi; infine, e lo diranno o meno i risultati degli esami tossicologici, forse martedì era indebolito e alterato da alcolici oppure droghe, e non essendo armato non rappresentava una minaccia.

O forse al contrario sì, e moltissimo, a cominciare dalla violenza del colpo a mano aperta sferrato contro Adriatici dopo che quest'ultimo aveva estratto la pistola per convincerlo (ma a quale titolo?) a darsi una calmata: nelle fasi successive all'arresto per omicidio volontario, saputo del decesso in ospedale di Boussettaoui l'assessore aveva avuto un mancamento. Trasferito a sua volta al pronto soccorso, i medici avevano constatato la pesantezza di quella botta ricevuta, ed escoriazioni sul corpo in conseguenza della successiva caduta a terra, come si vede nell'unico filmato recuperato da una telecamera.

Di frequente, i vertici delle forze dell'ordine avevano avvisato la sindaca Laura Garlaschelli dei pericoli rappresentati dal suo assessore, di quelle ronde, della convinzione di dover governare da solo Voghera, della pretesa di trasformare la cittadina in una battaglia perfino contro i barboni, che voleva far sloggiare, ma lei non aveva voluto o potuto togliergli l'incarico che comprendeva, oltre alla Sicurezza, la Polizia locale e l'Osservatorio sull'immigrazione. Immigrato il morto, immigrati i testimoni concordi nella versione che, insieme ai frame di quella telecamera che riprendono il colpo in faccia, avevano convinto la Procura a escludere l'omicidio e confermare la decisione, con l'avviso però al gip del rischio di una reiterazione di Adriatici.

È in programma oggi pomeriggio alle 16 in piazza Meardi una manifestazione delle comunità marocchine e di alcune associazioni fra cui la rete antifascista e Nsi-Noi siamo idee con Bahija, la sorella di Youns El Boussetaoui. "Giustizia per Musta - la sicurezza è per tutti" è il claim scelto per il presidio convocato proprio nella piazza in cui il 38enne è stato ucciso. Il sindaco Paola Garlaschelli, che dall'ottobre del 2020 guida una giunta di centrodestra, ha scritto ai commercianti della piazza e delle zone limitrofe invitandoli a "prestare ogni opportuna attenzione" e suggerendo di "valutare l'eventuale chiusura della propria attività".