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di Giovanbattista Tona

Il Sole 24 Ore, 8 luglio 2024

Dal 1° luglio si applicano alle impugnazioni le norme post-emergenziali. La trattazione orale si può proporre entro 15 o 25 giorni prima dell’udienza. Dall’1 luglio scorso le regole sui giudizi di impugnazione, introdotte a seguito della diffusione del Covid-19 e la cui vigenza era stata più volte prorogata fino al 3o giugno 2024, hanno lasciato il posto alle norme della riforma Cartabia, che mettono a regime alcuni dei meccanismi semplificati sperimentati nell’emergenza. E il decreto legge 89, in vigore proprio dal 30 giugno, che si occupa di “efficienza del processo penale”, conferma la trattazione scritta come modalità ordinaria per il giudizio in Cassazione, ma prevede termini più ampi per fare domanda di discussione orale.

Ma andiamo con ordine. Gli articoli 23 e 23-bis del decreto legge 137 del 2020 hanno introdotto per i giudizi di cassazione e d’appello un procedimento in camera di consiglio senza l’intervento delle parti, salvo richiesta di una di esse di discussione orale o, nel caso di appello, salvo i casi di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale.

L’articolo 94, comma 2, del decreto legislativo 150 del 2022 (riforma Cartabia) conteneva una disposizione transitoria secondo la quale le regole contenute negli articoli 23 e 23-bis del decreto legge 137 del 2020 dovevano continuare ad applicarsi per le impugnazioni proposte sino alla data (risultante dopo numerose proroghe) del 30 giugno 2024.

La perdurante applicabilità della normativa emergenziale è stata di recente ribadita, con riguardo al giudizio d’appello, dalle Sezioni unite della Cassazione che, con sentenza del 27 giugno scorso, hanno stabilito che il termine per comparire dinanzi al giudice d’appello deve essere commisurato in 40 giorni, come prevede l’articolo 601, comma 3, del Codice di procedura penale nella formulazione introdotta dalla riforma Cartabia, solo per le impugnazioni presentate dopo il 30 giugno 2024.

Il decreto legge 89 del 2024 lascia inalterato l’articolo 94, comma 2, del decreto legislativo 150 del 2022 nella versione risultante dal decreto legge 215 del 2023 che ha modificato il termine della disposizione transitoria fino al 30 giugno 2024. Sicché i giudizi di appello promossi con impugnazione depositata a partire dall’1 luglio seguiranno il rito Cartabia con i nuovi termini di comparizione. Nei 40 giorni antecedenti l’udienza fissata deve essere notificato l’avviso che si procederà con udienza in camera di consiglio senza la partecipazione delle parti, salvo che l’appellante o, in ogni caso, l’imputato o il suo difensore chiedano di partecipare nel termine perentorio di 15 giorni dalla notifica del decreto.

L’udienza a trattazione scritta non partecipata e con scambio di memorie diventa strutturalmente la regola, con facoltà delle parti di chiedere la discussione orale entro il termine di decadenza. La discussione orale può anche essere disposta d’ufficio dalla corte d’appello ed è necessaria in caso di rinnovazione dell’istruttoria. L’articolo n del decreto legge 89 interviene invece sulle disposizioni della riforma Cartabia per il rito in Cassazione, introducendo degli aggiustamenti nel nuovo testo degli articoli 610 e 611 del Codice di procedura penale e ribadendo che le nuove regole si applicheranno ai ricorsi proposti dopo ilio giugno 2024.

Si stabilisce intanto che l’avviso di fissazione dell’udienza, da notificare nei 3o giorni antecedenti, debba indicare che il ricorso sarà deciso in camera di consiglio senza le parti, così sancendo che questa è la forma ordinaria di trattazione dei giudizi. Tuttavia, nell’articolo 611 del Codice di procedura penale, che nell’impianto concepito dalla riforma prevedeva la facoltà delle parti di chiedere la discussione orale entro il termine perentorio di dieci giorni dalla ricezione dell’avviso, il decreto legge 89 apporta una modifica importante per le parti sostituendo questo termine di decadenza con un termine a ritroso rispetto alla data di udienza: 15 giorni liberi per i procedimenti da trattare in camera di consiglio nelle forme dell’articolo 127 del codice di rito, 25 giorni liberi per gli altri procedimenti ordinari.

In tal modo il legislatore ritiene di lasciare più adeguati spazi di riflessione alla parte per decidere se optare per la trattazione orale, senza essere condizionata a chiederla dai tempi limitati, con conseguenti superflui aggravi per la Corte di cassazione.