di Angela Nicoletti
frosinonetoday.it, 2 novembre 2026
Prosegue il progetto della sottosezione Anm con Unicas, Casa circondariale e Ordine degli Avvocati. I magistrati porteranno nelle celle il confronto sui diritti, sulla giustizia e sui valori della Costituzione. Una pena non può significare soltanto privazione della libertà. Deve lasciare spazio anche alla possibilità di imparare, conoscere, confrontarsi e prepararsi a tornare nella società. È su questo principio che si fonda il progetto che anche per l’anno accademico 2026-2027 vedrà impegnata la sottosezione dell’Associazione nazionale magistrati di Cassino, insieme all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, alla Casa circondariale San Domenico e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
Si inizia il prossimo 4 novembre con la partecipazione del magistrato della Procura di Cassino, il sostituto procuratore Albino Palmieri. Un’iniziativa che ha un valore culturale, ma soprattutto umano e sociale. Perché portare l’università e i magistrati all’interno di un istituto penitenziario significa contrastare l’isolamento, offrire occasioni di crescita e ricordare che anche chi sta scontando una pena conserva il diritto di guardare al proprio futuro.
Il progetto prevede un ciclo di seminari tenuti dai magistrati del Tribunale di Cassino, rivolti agli studenti universitari detenuti e agli alunni dell’ultimo anno delle scuole superiori. Gli incontri affronteranno argomenti di diritto attuali e trasversali, approfondendo il ruolo della magistratura e della giurisprudenza nella tutela dei diritti e nella trasformazione dell’ordinamento.
La possibilità di dialogare direttamente con professionisti di alto livello rappresenta per gli studenti detenuti un’opportunità importante. Non soltanto per acquisire nuove conoscenze, ma anche per sentirsi parte di una comunità che non li considera esclusi definitivamente dalla società.
C’è poi un aspetto meno immediato, ma altrettanto significativo: anche i magistrati saranno chiamati a misurarsi con un’esperienza diversa da quella ordinaria, mettendo alla prova le proprie capacità comunicative e didattiche in un contesto lontano dalle aule giudiziarie. La funzione rieducativa della pena passa anche da queste esperienze.
Dallo studio, dalla possibilità di aprirsi al mondo esterno e dalla costruzione di percorsi che possano favorire un futuro reinserimento. È questo il messaggio che arriva dalla sottosezione Anm di Cassino: la giustizia non si esaurisce nell’applicazione delle leggi e nelle decisioni dei tribunali. Significa anche promuovere i valori costituzionali, tutelare i diritti e contribuire a costruire una società nella quale nessuno venga privato della possibilità di ricominciare.









