di Clemente Pistilli
La Repubblica, 11 maggio 2021
"Mi ha promesso che farà indagini sull'istituto". Il caso del 32enne di Pietralata morto nella Casa circondariale di Cassino arriva al ministero. La donna: "Quattro anni senza verità: io non mi arrendo". Mamma Alessandra non vuole rinunciare alla verità sulla morte in carcere del figlio. La cerca instancabilmente da quattro anni. E ieri lo ha detto direttamente alla ministra Marta Cartabia.
Mimmo D'Innocenzo, romano di Pietralata, è deceduto all'età di 32 anni nella casa circondariale di Cassino, il 27 aprile 2017 e, dopo lunghe e tormentate indagini, il sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi ha chiesto l'archiviazione dell'inchiesta. "Non accetto che si possa archiviare un caso del genere, ci sono persone che devono pagare per quello che hanno fatto.
Mio figlio aveva finito la sua pena e ora deve pagare chi ha sbagliato. Questo lo faccio per mio figlio e per tutti gli altri che sono morti nelle carceri", dichiara Alessandra Pasquire, che dopo aver manifestato la settimana scorsa davanti al Ministero della giustizia ha ora avuto il faccia a faccia con la guardasigilli.
Nell'inchiesta della Procura di Cassino compaiono un detenuto sospettato di aver ceduto sostanze stupefacenti alla vittima, un medico e un'infermiera che gli inquirenti ritengono non abbiano detto la verità su quanto accaduto prima del dramma, testimonianze contrastanti e persino il registro dell'infermeria del carcere sparito, ma per gli inquirenti si tratta di tanti indizi che non fanno una prova. Mimmo D'Innocenzo, finito nel tunnel della cocaina, mise a segno una rapina in un supermercato. Venne condannato e finì in isolamento nel carcere di Cassino, dove quattro anni fa morì in circostanze mai chiarite.
I consulenti medico-legali del sostituto procuratore Bulgarini Nomi hanno trovato il foro di una siringa sulla salma del giovane, stabilendo che al 32enne era stata fatta un'iniezione non più di 24 ore prima del dramma. La polizia penitenziaria ha poi raccolto le confidenze di un detenuto, il quale ha riferito che un altro detenuto avrebbe ceduto a D'Innocenzo il Subotex, un farmaco equivalente al metadone, in cambio di sigarette, specificando che, dopo l'assunzione di quel medicinale, il giovane era stato male.
Il presunto responsabile della cessione del Subotex è stato indagato con le accuse di spaccio e morte come conseguenza di altro delitto, avendo anche stabilito la consulenza medico-legale che il detenuto era deceduto per "insufficienza cardiorespiratoria conseguente ad intossicazione acuta da sostanza esogena di tipo stupefacente".
Sono stati quindi indagati anche un medico della casa circondariale, successivamente trovato dalla Polizia di Roma in possesso di cocaina, e un'infermiera, con l'ipotesi di omicidio colposo. "L'attività di indagine - ha però sostenuto il sostituto Bulgarini Nomi chiedendo l'archiviazione - non consente allo stato di esercitare l'azione penale nei confronti degli indagati. Pur essendo emersi elementi indiziari nei loro confronti, gli stessi elementi non sono sufficienti ai fini di un proficuo esercizio dell'azione penale".
La mamma della vittima, tramite l'avvocato Giancarlo Vitelli, si è opposta alla richiesta di archiviazione e ora dovrà decidere il gip. Mamma Alessandra ha però chiesto giustizia allo stesso guardasigilli Cartabia. "Ho trovato davanti a me una bravissima persona a livello umano - assicura Alessandra Pasquire dopo l'incontro con la ministra - e sono rimasta molto sorpresa come donna. Mi ha detto che personalmente non può intervenire sul procedimento penale, non può entrare in merito a quello che i magistrati decidono, ma ha anche aggiunto che avrebbe fatto indagini sul carcere di Cassino, dove succedono troppe cose che non vanno bene. Quella di mio figlio non è stata l'unica morte in quel carcere".
La guardasigilli ha inoltre invitato la madre del 32enne a rivolgersi al garante per i diritti dei detenuti. "Mi ha assicurato che lo avrebbe contattato anche lei", aggiunge la donna. Mamma Alessandra è decisa a non arretrare di un millimetro. "Possono anche archiviare ma io non mi fermo. Ho promesso a mio figlio che verrà fatta giustizia e questo deve essere".











