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di Clementa Pistilli


La Repubblica, 4 maggio 2021

 

A insospettire i familiari del 32enne Mimmo D'Innocenzo il foro di una siringa che risale a 24 ore prima del decesso. Secondo un testimone un altro detenuto avrebbe ceduto alla vittima una dose di Subotex, una sostanza simile al metadone.

Ci sono un detenuto sospettato di aver ceduto sostanze stupefacenti alla vittima, un medico e un'infermiera che gli inquirenti ritengono non abbiano detto la verità su quanto accaduto prima del dramma, testimonianze contrastanti e accuse, persino il registro dell'infermeria del carcere sparito, ma per la Procura della Repubblica di Cassino si tratta di tanti indizi che non fanno una prova.

Sulla morte di Mimmo D'Innocenzo, 32 anni, romano di Pietralata, avvenuta il 27 aprile del 2017 nella casa circondariale del basso Lazio, il sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi ha chiesto l'archiviazione. Un giallo destinato a restare tale. A non arrendersi è però la mamma del 32enne, Alessandra Pasquire, che da tempo chiede verità e giustizia e che, tramite l'avvocato Giancarlo Vitelli, si è ora opposta alla richiesta della Procura. A decidere dovrà essere un gip.

Il giovane romano all'età di 20 anni rimase vittima di un grave incidente motociclistico sulla Tiburtina e ottenne un risarcimento di 250mila euro. Finì ben presto nel tunnel della cocaina e, dopo aver tentato la strada del recupero in comunità, mise a segno una rapina in un supermercato. Condannato, finì in isolamento nel carcere di Cassino, dove quattro anni fa morì in circostanze mai chiarite. E qui inizia il giallo.

Sulla salma del 32enne i consulenti medico legali del sostituto procuratore Bulgarini Nomi hanno trovato il foro di una siringa, stabilendo che alla vittima era stata fatta un'iniezione non più di 24 ore prima del dramma. La polizia penitenziaria ha quindi raccolto le confidenze di un detenuto, il quale ha riferito che un altro detenuto aveva ceduto a D'Innocenzo il Subotex, un farmaco equivalente al metadone, in cambio di sigarette, calando la sostanza stupefacente con una corda dalla cella sovrastante quella dove la vittima era in isolamento.

Il detenuto aveva inoltre specificato che, dopo l'assunzione di quel medicinale, il 32enne era stato male. Il presunto responsabile della cessione del Subotex è stato quindi indagato con le accuse di spaccio e morte come conseguenza di altro delitto. Ipotesi che hanno preso corpo alla luce della stessa consulenza medico legale, in base alla quale il giovane era deceduto per "insufficienza cardiorespiratoria conseguente ad intossicazione acuta da sostanza esogena di tipo stupefacente", ovvero da buprenofrina.

Ed era stato ipotizzato pure che tale sostanza fosse stata somministrata endovena. Ma di siringhe nella cella del 32enne non era stata trovata traccia. Il 3 dicembre 2018 un colpo di scena. La madre di D'Innocenzo ha denunciato di aver ricevuto un inquietante messaggio da un detenuto: "So come è andata con Mimmo, gli hanno fatto una puntura la sera prima che morisse, da quel momento è stato sempre peggio e poi e morto".

Un assistente capo della polizia penitenziaria ha inoltre riferito agli investigatori del commissariato di Cassino, a cui il sostituto procuratore Bulgarini Nomi aveva delegato le indagini, che la sera prima del decesso aveva accompagnato D'Innocenzo in infermeria. Circostanza smentita sia dal medico di turno, successivamente trovato dalla Polizia di Roma in possesso di cocaina, che da un'infermiera, indagati entrambi con l'ipotesi di omicidio colposo. Del registro di entrata e uscita dall'infermeria relativo al mese di aprile 2017 non è stata tra l'altro trovata traccia. Sparito.

Un altro detenuto ha poi riferito agli investigatori che il pomeriggio prima della tragedia D'Innocenzo era stato portato in infermeria e al rientro in cella gli aveva detto di aver strappato dalle mani di un'infermiera "una boccetta contenente un farmaco e di averne ingerito il contenuto".

Sentiti anche altri testimoni, il sostituto procuratore Bulgarini Nomi ha ritenuto che gli elementi non siano sufficienti a chiedere un processo. "L'attività di indagine - ha specificato il magistrato avanzando la richiesta di archiviazione - non consente allo stato di esercitare l'azione penale nei confronti degli indagati".

Ancora: "Pur essendo emersi elementi indiziari nei loro confronti, gli stessi elementi non sono sufficienti ai fini di un proficuo esercizio dell'azione penale". La mamma della vittima non molla. Opponendosi all'archiviazione il legale della donna, l'avvocato Vitelli, ha battuto sulla piaga delle morti nelle carceri. "Sempre più spesso - ha sottolineato - si assiste ad episodi di morti nelle carceri con dinamiche mai pienamente chiarite o in circostanze sospette, che inevitabilmente diventano oggetto di riapertura di indagini". La decisione sull'inchiesta relativa alla morte di D'Innocenzo spetta ora al giudice per le indagini preliminari.