di Elia Biavardi
Il Resto del Carlino, 28 agosto 2026
Castelfranco Emilia, è nata ad aprile “Placcare il passato, costruire il futuro”: iniziativa di reinserimento sociale. Gli allenatori: “La soddisfazione più grande è dare stimoli positivi a ragazzi che vengono da situazioni difficili”. Una palla dalla forma insolita e da imparare a domare, due appuntamenti alla settimana, un’ora e mezza per sessione. Da aprile a luglio scorsi il campo della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia si è trasformato in uno spazio di crescita e disciplina grazie al progetto ‘Placcare il passato, costruire il futuro’, promosso dalla Casa di Lavoro di Modena con il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di Emilia-Romagna e Marche, sostenuto da Fondazione di Modena e realizzato con la partnership operativa del Modena Rugby 1965.
L’iniziativa, a partecipazione volontaria, ha riscosso grande successo: “La risposta è stata ottima - spiega Matteo Pilati, ex giocatore del Giacobazzi Modena e referente tecnico del progetto -. Siamo partiti con numeri più bassi, ma piano piano l’attività ha intrigato anche i più dubbiosi, fino al consolidamento di un gruppo di 8-10 ragazzi. Essendo un’attività volontaria, il fatto che abbiano garantito continuità e ci abbiano già chiesto se il progetto proseguirà anche a settembre è positivo: dimostra che hanno apprezzato l’esperienza”. La prima parte di allenamenti si è conclusa a luglio per la pausa estiva, con l’obiettivo di ripetersi a settembre per un’intera stagione fino a maggio prossimo. “Molti ragazzi non conoscevano per nulla questo sport - continua Pilati -. Siamo partiti da una fase formativa sulle regole e sui fondamentali, proponendo via via esercizi più complessi congrui alle loro abilità.
Alla fine degli incontri c’è stato l’allenamento insieme ai ‘Veterans’ del Modena Rugby, persone con esperienze importanti alle spalle che hanno giocato coi detenuti. È stato bello”. E per Pilati, che sta completando il percorso per diventare allenatore, l’impatto va oltre alla tecnica: “Questa esperienza mi sta arricchendo molto. Allenare persone che hanno passato mommenti di difficoltà e che sono in un percorso di recupero ti mette di fronte a stimoli che ti fanno crescere parecchio sul piano umano. È un’attività realmente virtuosa e tra i ragazzi ho trovato educazione, gentilezza e disponibilità. L’obiettivo a lungo termine è consolidarci, coinvolgere sempre più detenuti e arrivare a fare una squadra come quella del carcere di Dozza: sarebbe davvero un grande risultato”.
L’iniziativa nasce da un’idea di Domenico Pasquariello, già magistrato del Tribunale di Bologna ed ex giocatore del Modena Rugby: “La Casa di Lavoro di Modena ospita detenuti in sezione media sicurezza, spesso caratterizzati da difficoltà di reinserimento sociale, carenza di occasioni di socializzazione e attività riabilitative strutturate. Il rugby è uno sport che veicola valori come il rispetto, la disciplina, il lavoro di squadra, la gestione delle emozioni e la resilienza, aspetti fondamentali per supportare la riabilitazione e l’inclusione sociale. Il percorso che abbiamo iniziato all’interno del centro detentivo di Castelfranco intende migliorare le competenze sociali e relazioni dei partecipanti, e promuovere sani stili di vita”. Valori educativi confermati anche dalla direttrice dell’istituto penitenziario, Maria Ardovino: “Il rugby ha un valore che va oltre la mera pratica sportiva: rappresenta uno strumento capace di promuovere responsabilità, rispetto delle regole e capacità di confronto. Inserito nei percorsi trattamentali già in corso, consente alle persone detenute e internate di sperimentare dinamiche di gruppo positive. Il campo diventa così un luogo di confronto e di crescita, nel quale imparare a gestire le emozioni, rispettare l’altro e assumere un ruolo all’interno di una squadra”.









