di Marco Pederzoli
Il Resto del Carlino, 1 novembre 2023
L’iniziativa prevede la convivenza in un appartamento seguiti da personale specializzato. Poi con associazioni e imprese si cercherà di facilitarne il coinvolgimento lavorativo e formativo. Quattro persone internate all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia avranno presto un’opportunità del tutto inedita per reinserirsi nella società. Ad annunciarlo è stata in questi giorni l’amministrazione comunale di Castelfranco, nell’ambito delle iniziative della settimana della salute mentale “Màt”, che ha visto in questa edizione una serie di eventi. Il progetto prenderà il via già nelle prossime settimane ed è finanziato da Cassa delle Ammende e dalla Regione.
A favore di 4 internati saranno attivati nel biennio 2024-2025 percorsi sperimentali d’inclusione sociale, abitativa e inserimento lavorativo. “I quattro soggetti a cui è rivolto il progetto - spiegano dall’amministrazione comunale - saranno avviati a un percorso verso la valutazione della revoca della misura di sicurezza da parte del Magistrato di sorveglianza. In sostanza, per due anni queste quattro persone condivideranno un appartamento a Castelfranco Emilia, seguiti da educatori e personale specializzato, in un percorso che ha come obiettivi l’empowerment (percorsi sul rafforzamento della persona e il reinserimento sociale), percorsi formativi e inserimento lavorativo. Per realizzare il progetto, sarà necessario costruire una rete, all’interno del Patto per il Lavoro territoriale, con le associazioni di categoria, di volontariato e le imprese. L’obiettivo è quello di facilitare l’inserimento formativo e lavorativo dei detenuti.
Il progetto si inserisce nel quadro degli interventi che l’Unione dei comuni del Sorbara e l’amministrazione comunale di Castelfranco Emilia hanno messo in campo negli anni per favorire il benessere dei detenuti, la prevenzione terziaria e percorsi di inclusione”. Il sindaco Giovanni Gargano commenta: “Il progetto sperimentale vedrà una forte integrazione fra l’Ufficio per l’esecuzione penale esterna, gli Istituti di pena, i servizi sociali territoriali, l’azienda Usl e i Servizi della formazione e del lavoro, per sperimentare un modello d’intervento che possa essere riconosciuto come una buona prassi e messo a sistema in quest’ambito, dando gambe a valori costituzionali quali rieducazione e reinserimento”. La vicesindaca con delega al welfare Nadia Caselgrandi aggiunge: “Il percorso vede in campo diversi soggetti (nei settori sociale, sanitario, educativo, detentivo) che attraverso attività multiprofessionali assicureranno il controllo e il sostegno al progetto, che sarà strettamente monitorato per verificarne anche la possibile futura sostenibilità e diffusione”.










