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di Caria Corsetti

 

Left, 17 maggio 2019

 

L'annuncio di soluzioni come questa alimenta il rancore diffuso e indebolisce lo stato di diritto. L'introduzione della legge del taglione nel Codice di Hammurabi del diciottesimo secolo a.C. fu indubbiamente un avanzamento in senso progressivo. Non si affidava la determinazione della pena alla libera vendetta delle vittime, ma si stabiliva una proporzionalità.

Non si poteva infliggere una pena superiore al danno ricevuto. Il principio di diritto conosciuto con la locuzione "occhio per occhio" introduceva dunque un bilanciamento che limitava le degenerazioni vendicative. Il principio di proporzionalità, nei secoli, sì è ulteriormente raffinato e si è agganciato, in termini progressivi, al grado di civilizzazione delle società, in una costante tensione protesa a trovare un punto di equilibrio tra la gravità dell'illecito e l'entità della pena che avrebbe dovuto essere inflitta. La finalità della funzione rieducativa è anch'essa correlata alla proporzionalità, posto che una pena percepita come ingiusta non predispone sotto il profilo psicologico, alla rieducazione. La funzione della prevenzione, della dissuasione o della difesa sociale, confermano la concezione della pena polifunzionale nel nostro ordinamento.

L'ottica rieducativa ha consentito l'elaborazione di misure alternative alla detenzione che incentivano la partecipazione e la collaborazione attiva del detenuto. L'elaborazione dottrinaria sulla polifunzionalità della pena, e la giurisprudenza costante elaborata nelle direzione del rafforzamento del senso di giustizia per una più qualificante convivenza civile, non hanno impedito al potere esecutivo di celare la propria incapacità dando in pasto all'opinione pubblica l'idea che la civiltà giuridica potesse essere buttata alle ortiche, indicando alle masse che la soluzione al reato odioso della stupro potesse essere risolto con la castrazione chimica.

Pur volendo trascurare il fatto che l'inibizione chimica degli ormoni della libido, una volta sospeso il trattato euro farmacologico, scatena un aumento della aggressività del violentatore, la soluzione proposta conferma ancora una volta, ove ce ne fosse bisogno, che i proponenti non hanno alcun;) intenzione di trovare una soluzione legislativa, quanto piuttosto hanno intenzione di indebolire lo stato di diritto amplificando il sentimento di rancore delle masse.

Il solo evocare hi paiola "castrazione" alimenta il senso di paura e nello stesso tempo costruisce un canale verso il culaie orientare la propensione alla vendetta di cena parte del l'elettorato. Invocare la castrazione chimica significa negare che lo stupro sia una azione volta ad affermare un potere e un controllo, e significa relegarlo a mera espressione genitale.

Lo stupro non è conseguenza del desiderio, lo stupro è esercizio del controllo di un soggetto su un'altra persona ed è un'arma per esercitare potere, è annullamento della realtà umana della donna. Per cui non è lo spauracchio della chimica farmacologica che lo può prevenire, semmai una adeguata educazione sessuale sin dalla scuola primaria, da sempre osteggiata dal fondamentalismo religioso che da noi è di matrice cattolica.

L'assenza di educazione di genere, l'assenza di politiche volte ad impedire forme di discriminazione, la diffusione di religioni che hanno lo stupro nelle loro strutture simboliche, sono questi gli clementi che contribuiscono a diffondere la cultura dello stupro nella quale la castrazione chimica si innesta come esibizione di una banalizzazione del problema e della sua soluzione. La castrazione chimica rievoca, in definitiva, la legge del taglione che se nel diciottesimo secolo A.C poteva qualificarsi in tutta la sua valenza progressiva, è indubbio che nel 2019 D.C. sconta una innegabile regressiva cialtroneria.