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di Fabio Evangelisti

 

Il Dubbio, 8 maggio 2019

 

Il delitto di Viterbo scatena profonda rabbia, emotività e dubbi. ma il problema è quello di non violentare la democrazia. La vicenda è nota e tragicamente uguale a tante altre. Troppo uguale. Con una lettura deformata però dal clima di perenne campagna elettorale.

Siamo dunque intorno alla metà di aprile e in un pub di Viterbo una ragazza di 36 anni viene brutalmente picchiata e violentata. I presunti aggressori sono due ancor più giovani ragazzi: Francesco Chiricozzi di 21 e Marco Licci di 19 anni.

I due l'avrebbero presa a pugni e stuprata mentre era in stato di incoscienza. Gli autori avrebbero anche filmato la violenza e minacciato la loro vittima. Passano alcuni giorni e, subito dopo la denuncia da parte della ragazza, si scatena la polemica politica. Stavolta gli autori delle sevizie non sono immigrati clandestini e di colore, ma baldi virgulti di italica stirpe. Per di più uno degli arrestati è consigliere per Casa Pound, nel vicino comune di Vallerano. Apriti cielo!

Da sinistra, compiendo l'analoga e grossolana operazione che fa la destra quando generalizza e associa immigrazione e violenza, parte subito la richiesta di scioglimento dell'organizzazione di estrema destra, mentre il vice premier Salvini tuona imbarazzato: "Nessuna tolleranza per pedofili e stupratori: la galera non basta, ci vuole anche una cura" annunciando una legge sulla castrazione chimica per gli stupratori.

Nel gioco delle parti, gli risponde Di Maio: "Basta con questa storia, è una presa in giro alle donne e non è nel contratto di governo. Anche CasaPound la chiedeva, ma quello che serve è la certezza della pena e anni e anni di detenzione, perché lo strumento della castrazione chimica lascia i violentatori a piede libero". In questo modo, dal fatto specifico l'attenzione si sposta al tornaconto elettorale e sul tappeto rimane soltanto il tema castrazione sì o castrazione no. Con il rischio di dimenticarci della/ e vittima/ e, delle violenze sofferte e del trauma che ogni donna inevitabilmente si porta dietro per tutta la vita.

Così, l'altra sera, mi capita di leggere su Facebook un commento che mi fa sobbalzare: "Sono per la castrazione, senza se e senza ma". A scriverlo è una giornalista che conosco e apprezzo. Potrei arrivare a definirla una cara amica. Quella sua perentorietà mi spiazza. Mi disorienta. Che faccio? Copio e incollo e le mando il testo integrale dell'intervista al professor Vittorino Andreoli, curata da Luciana Matarrese per l'Huffington.

L'illustre neuropsichiatra ci va giù duro: "Castrazione chimica? Un'imbecillità! Qui si rischia di castrare la democrazia". Per quello che a 79 anni è tra i più autorevoli esponenti della psichiatria mondiale lo stupro di Viterbo - come pure il pestaggio a morte dell'anziano di Manduria e l'aggressione della professoressa di Lodi - sono '"'effetto di una crisi più ampia, di una degenerazione del vivere civile che riguarda anche l'esercizio del potere".

E rischia di affondare la nostra democrazia, aggiunge Andreoli che continua: "Il potere è in mano ai cretini, la cultura è considerata inutile, il sapere non conta. Conta il potere come verbo, faccio perché posso non perché è utile". La risposta della mia interlocutrice non si fa attendere: "La mia è una rabbia profonda, lontana. Ho sempre pensato a questo tipo di punizione contro pedofili e stupratori. Lo penso perché ritengo che una certa categoria di maschi, preferirebbe la morte alla mancata virilità, seppur temporanea.

Mi spiace che esca dalla bocca di Salvini perché sono anti- salviniana. Credo soprattutto che, aldilà della pena (applicata o meno), diffondere l'uso della castrazione chimica in caso di stupro e pedofilia possa fungere da deterrente. Ed è quest'ultima minaccia che potrebbe far diminuire i casi. Forse sarà stupido, ma io la penso così, perché non tollero e non sopporto simili reati, non li perdono assolutamente e li condanno con pene esemplari affinché non accadano più".

E conclude "Lo stupro è come uccidere l'anima di una persona, rubarle il resto della vita". Continuo a credere che ad un atto barbaro non si possa rispondere con la barbarie di Stato. Anche se la pancia del Paese e i sondaggi oggi dicono tutt'altro.