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bancoalimentare.it, 5 febbraio 2025

Quando Ciccio ogni sabato si reca al carcere di Piazza Lanza di Catania respira un odore che, per molti, può essere improbabile e banale: oltre le sbarre ci sono uomini, persone, con spaccature di vita, certo, ma con occhi pieni di solidarietà. È l’odore di umanità e di generosità ad essere vivo tre le stanze dei detenuti, quasi a contrastare il rumore delle chiavi che aprono e chiudono porte. Il sabato della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare questo odore diventa più forte. Da 10 anni, Francesco Denaro (per noi Ciccio), che fa parte dello staff di Banco Alimentare della Sicilia, è la persona che indossa la pettorina della Colletta un po’ speciale. Il suo volto, insieme a quello degli altri volontari, è quello che i detenuti conoscono e riconoscono, perché proprio la Colletta è una parte importante del percorso che il Gruppo dei volontari della Cappellania del carcere di Piazza Lanza costruisce oltre le sbarre. C’è la confessione, c’è la speranza, c’è il racconto di cosa fa Banco Alimentare insieme alle proprie organizzazioni partner.

“In occasione degli incontri che facciamo, racconta Ciccio, abbiamo l’opportunità di spiegare cosa fa Banco Alimentare e il valore della Colletta. La diffidenza che spesso accompagna iniziative come queste e che porta le persone a chiedersi che fine farà il cibo raccolto, è il più delle volte superata tra i detenuti, perché molti dei loro familiari vive la povertà alimentare e sono accolti dalle organizzazioni partner di Banco Alimentare”. Mani oltre le sbarre che donano pasta o passata di pomodoro; biscotti per quel bambino affinché possa fare colazione al mattino come tutti gli altri; un grazie per ciò che fate sussurrato. E poi umanità e gratitudine, tanta.

“Ciò che mi sorprende ogni volta, aggiunge Ciccio, anche se sono trascorsi 10 anni dalla prima Colletta, è la grande umanità e solidarietà che c’è tra i detenuti. Solidarietà che poi si trasferisce verso l’esterno; gesti come la Colletta rappresentano la parte pratica di questa grande umanità”. “Alle volte penso che servirebbe una sorta di muro trasparente proiettato dal carcere all’esterno per percepire tutta questa solidarietà. Per vedere gli armadietti che si aprono quando un nuovo detenuto non ha vestiti e allora ecco buste piene di maglioni e pantaloni che vengono donate”.

La Colletta al carcere di Piazza Lanza è strutturata così: qualche giorno prima i detenuti vengono informati dell’evento, l’agente penitenziario che si occupa di raccogliere la lista delle cose da comprare aggiunge anche ciò che i detenuti scelgono di donare per la Colletta. “Al valore umano e solidale, aggiunge Ciccio, che la Colletta racconta, va anche aggiunto il gesto intenso che i detenuti fanno, perché per loro donare un pacco di pasta o una passata di pomodoro ha un valore molto più alto. Noi, magari, possiamo andare al supermercato e scegliere i prezzi più bassi, loro certamente non possono fare questo”.

Al di là nel raccolto complessivo, in questi 10 anni c’è sempre più consapevolezza del gesto della Colletta tra i detenuti tanto che ormai quasi l’80% di loro partecipa. La bellezza di tutto questo è certamente legata al fatto che la Colletta viene donata per stanza, seguendo quindi il ritmo della condivisione, dell’io che diventa noi, del “se tu non puoi, insieme però possiamo” ma anche e soprattutto che la Colletta fa sentire le persone oltre le sbarre utili per la società”, aggiunge Ciccio. “Una delle principali difficoltà che vive un detenuto è proprio questa, perdere il senso, non sentirsi più utili per il territorio, per la propria famiglia o i propri bambini. La Colletta restituisce la bellezza del sentirsi parte di qualcosa e di fare un gesto per qualcuno”. Pasta e biscotti, tonno in scatola e passata di pomodoro: buste che si riempiono e portano speranza dentro e fuori le sbarre. Nel carcere di Piazza Lanza la Colletta ha l’odore di Gratitudine.