di Rosa Maria Di Natale
La Repubblica, 8 luglio 2025
“Mi ha insegnato a riflettere”. È recluso nel carcere di Bicocca a Catania, uscirà a ottobre. La presidente della commissione: “Ha capito che tutto era iniziato il giorno in cui ha lasciato la scuola”. Ha scelto la traccia su Paolo Borsellino, l’ha intitolata “Io e la mia legalità” e ha raccontato, senza filtri, il suo passato criminale, la povertà da cui tutto è iniziato e la svolta arrivata in carcere. Ieri un detenuto di 36 anni del carcere di massima sicurezza di Bicocca (Catania), condannato nel 2018 a oltre nove anni per associazione mafiosa, traffico di droga, armi e rapine, ha ottenuto 100 su 100 alla maturità. Diplomato all’alberghiero Karol Wojtyla, è stato l’unico frequentante del suo corso. Tra i pochi a credere nella scuola dietro le sbarre. E uno dei pochissimi a portare a termine l’intero ciclo.
Se tutto andrà come previsto, uscirà a ottobre. “Ha messo a nudo il suo cuore e la sua vita”, racconta Palmina Consoli, presidente della commissione. “Ha raccontato gli inizi difficili, l’abbandono scolastico a 14 anni per lavorare nei campi, la fatica, i guadagni nulli. Ha scritto che sapeva di dare un dispiacere a sua madre lasciando la scuola, ma voleva contribuire”.
Poi la svolta, nella direzione sbagliata: “Nel testo ha scritto chiaramente che a un certo punto ha pensato che nella legalità non si guadagnasse abbastanza; così ha iniziato a frequentare altre persone che parlavano solo di soldi. Ha fatto i primi furti. E da lì è cominciata la sua carriera”. Finché, nel 2018, è coinvolto in un’operazione della Direzione distrettuale antimafia che smantella il clan Santangelo di Adrano, alleato dei Santapaola.
Da quel momento, inizia un altro tipo di percorso. In carcere, attraverso la scuola e gli educatori, avviene la trasformazione. “Ha raccontato che grazie agli insegnanti, alle storie di Falcone e Borsellino, alle sue due figlie, ha cominciato a riflettere. Ha capito che tutto era iniziato il giorno in cui aveva lasciato la scuola. Ha voluto fortemente questo diploma”, spiega ancora Consoli.
Sorprendente anche la scelta del tema, considerato il contesto. “Scrive che non immaginava di poter essere d’accordo con le parole di Borsellino. In carcere, anche solo nominare lui o Falcone è ancora un tabù. Durante l’orale ha dimostrato una preparazione solida. Ha parlato bene, ha risposto in modo approfondito in tutte le discipline. Era emozionatissimo, sudava, ma ha fatto un esame magnifico”. Alle sue spalle, a sostenerlo, c’erano tutti i docenti che lo hanno accompagnato in questi due anni.
Tra loro anche Alessandra La Torre, responsabile di plesso: “Era l’unico iscritto frequentante del quarto e del quinto, ha fatto due anni con noi. Lezioni frontali ma si parlava anche di vita, di scelte, di famiglia”. La Torre racconta un uomo che oggi teme più di ogni altra cosa il ritorno al contesto d’origine. “Il rischio di ricadere, appena fuori, è concreto. Lo dicono tutti, ed è vero. Ma lui è concentrato sulla famiglia, sulla moglie con cui ha recuperato i rapporti, sulle figlie a cui vuole essere di esempio”. E aggiunge: “Gli dico sempre: abbia la mia faccia davanti agli occhi. Così saprà se la scelta che sta per fare è quella giusta, o se sto per diventare una prof delusa”. Ironia della sorte, proprio quest’anno, l’offerta formativa dell’alberghiero a Bicocca è stata significativamente ridotta.











