La Sicilia, 19 giugno 2026
È stata una giornata diversa dal solito quella trascorsa alla casa circondariale Piazza Lanza quando Cristiano Di Stefano, noto come “manager della felicità”, ha incontrato i detenuti dell’istituto, per l’ultimo dei laboratori della iniziativa “Oltre le sbarre. Riscoprire se stessi”. In un contesto solitamente associato a regole, limitazioni e rigidità, l’approccio portato da Di Stefano per la conduzione delle attività ha puntato sulla consapevolezza, la responsabilità personale e la progettualità dei destinatari del progetto. L’obiettivo, spiega la direttrice Nunziella Di Fazio, “non è stato promettere felicità immediata, ma fornire ai partecipanti strumenti concreti per gestire le emozioni, riflettere sulle proprie scelte e guardare al futuro”.
I detenuti hanno svolto “esercizi di dialogo interiore e auto-riflessione guidati da tecniche di coaching applicate in contesti aziendali, ma adattate al carcere”.
“Non è una motivazione superficiale - ha spiegato Di Stefano ma allenamento mentale e relazionale. L’esecuzione penale limita la libertà personale, ma non la coscienza. Ogni persona ha diritto a sentirsi vista e a costruire una relazione autentica con sé stessa. Questa esperienza dimostra che anche in un contesto come quello penitenziario è possibile iniziare a farlo”. “Il nostro impegno - ha commentato la direttrice Di Fazio - è rivolto alla realizzazione di attività che possano dare ai detenuti elementi concreti e positivi per il loro percorso di crescita.
L’esperienza con il “manager della felicità” rappresenta un approccio innovativo e positivo che abbiamo accolto favorevolmente anche perché offre elementi validi per elaborare il proprio atteggiamento e modificarlo. In carcere non si lavora soltanto sulle regole e sui doveri, ma anche sulle competenze interiori, sul rispetto reciproco e sulla responsabilità. Attività come questa aiutano i detenuti a guardare al futuro con maggiore consapevolezza e fiducia”.
Alcuni detenuti “hanno condiviso riflessioni sulle proprie emozioni e sui propri obiettivi futuri, mostrando voglia di cambiamento e apertura al dialogo”. Per la direzione del carcere: “questo tipo di attività rappresenta un modello innovativo di educazione alla responsabilità e alla crescita personale, in grado di integrare i tradizionali percorsi di reinserimento”.










