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rainews.it, 24 ottobre 2024

Il bilancio biennale del progetto Koinè: tirocini lavorativi e supporto materiale e psicologico per fare la differenza tra chi vive in carcere e chi cerca di rifarsi una vita fuori. Non sono numeri, ma persone. Eppure il successo del progetto Koinè, rivolto a chi si trova in carcere o ha avuto una condanna si osserva proprio attraverso i numeri e le storie, come quella di Valentina: due figlie, errori passati, una scommessa vinta: farsi strada nel mondo del lavoro. In due anni, da settembre 2022 ad agosto 2024, il “presidio per la Giustizia di comunità in Sicilia orientale” ha visto effettuare attività laboratoriali e il supporto psicologico all’interno delle carceri, e interventi altamente impattanti sulla vita come la possibilità di un tirocinio lavorativo, trasformatisi oggi anche in lavoro stabile per alcuni dei beneficiari, persone in esecuzione penale o messe alla prova.

Il target era di 90 detenuti, ne abbiamo raggiunti 549, sei volte di più. Di questi il 75% era in carcere. Abbiamo inoltre distribuito oltre 300 sussidi economici per aiuti familiari ai detenuti e 27 per l’autonomia abitativa” ha detto Domenico Palermo, direttore del progetto conclusosi a luglio nel corso di un convegno al tribunale di Catania.

L’obiettivo era interrogarsi sui risultati raggiunti da quello che è stato, di fatto, il primo tentativo regionale della Sicilia orientale di dare corso all’attuazione dei percorsi e dei programmi contenuti nel D. Lgs. 150/2022, la cosiddetta “riforma Cartabia” che fa della giustizia riparativa uno dei suoi pilastri. Il reintegro in società il fine ultimo sancito anche dalla Costituzione. Aspetti fondamentali anche per Santi Consolo, Garante dei diritti dei detenuti della Regione Sicilia: “È chiaro che chi ha messo su il progetto ha raggiunto gli obiettivi - premette Consolo-. Ma i risultati più importanti sono stati su alcuni profili poco numerosi nelle carceri in Sicilia. Parlo delle 35 donne e dei 72 stranieri, raggiunti in percentuali molto più alte nel progetto rispetto a quelle che rappresentano tra gli oltre 6.800 detenuti in Sicilia, ovvero circa il 3 e il 13%. Si è cercato di superare le difficoltà di comunicazione e inserimento che hanno le persone straniere, tramite i mediatori linguistici, un profilo importante perché si superano i pregiudizi e si agevola il reinserimento”.

Per Consolo l’aspetto principale è stato però quello relativo al supporto psicologico. “Il carcere amplifica le fragilità mentali, che da qualche anno sono più complesse da affrontare per via della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, per i quali non c’è mai stata una vera alternativa. Questo crea una situazione complessa per i detenuti e per il personale, che è poco e non preparato. E tutto questo considerando la Sicilia un’area dove queste problematiche sono meno gravi, come testimonia il numero di suicidi, che sono stati 3 nell’ultimo anno, una percentuale molto più bassa che nel resto d’Italia”. Esperienze, quelle del progetto Koinè, che vanno tutte verso l’attuazione del concetto di “giustizia riparativa”, ovvero la ricomposizione dello strappo tra il responsabile di un delitto e la società, A fare il punto su questo è stata la professoressa Vania Patanè, docente di Diritto Processuale Penale dell’Università di Catania.

“Per anni abbiamo inteso la Giustizia riparativa come composizione del conflitto in modo non ufficiale, fuori dai processi. La riforma Cartabia introduce questa possibilità in ogni fase per ogni reato, nei casi meno gravi anche come estinzione del reato, in quelli più gravi in modo complementare con eventuali sconti di pena. Il problema è che la riforma ha demandato ai servizi di giustizia riparativa con mediatori esperti, con apposito Albo al ministero della Giustizia, il ruolo di riavvicinare le parti.

Solo che questi sono talmente pochi che è a oggi impossibile attuare. E per formarli servono accordi tra università e i centri per la mediazione. Solo che questi non ci sono. Un paradosso”, ha spiegato la docente. “I risultati raggiunti ci rendono orgogliosi - ha detto nel suo intervento conclusivo Luca Rossomandi, presidente del Tribunale di sorveglianza di Catania - mai infatti si era visto un progetto che coinvolgesse in maniera così ampia carceri, esecuzione penale esterna, magistratura giudicante e di sorveglianza.

L’evento è stato anche l’occasione per visualizzare due video di testimonianze da parte di aziende partner del progetto Koinè (Gusto market a Ortigia, con la testimonianza di Valentina passata dalla pena al lavoro a tempo indeterminato e Nisi Pasticcerie di Belpasso che fa export di prodotti tipici siciliani): due storie di riscatto, ma anche di solidarietà.