messinatoday.it, 19 novembre 2024
Sarà conferito domani l’incarico per l’autopsia sul corpo del giovane messinese morto venerdì scorso nel carcere di Catanzaro. La procura calabrese ha deciso di vederci chiaro dopo la denuncia presentata dai familiari, assistiti dall’avvocato Pietro Ruggeri, che chiedono chiarezza sul decesso “per arresto cardiaco”. Sul corpo del 28enne di Giostra troppe le ferite, gli ematomi e parti del corpo sanguinamenti documentate con una cinquantina di foto scattate dalla mamma sulla salma che ha dunque deciso di denunciare tutto all’autorità sanitaria.
Una vicenda dolorosa che riaccende i riflettori anche sull’emergenza carceri che in Italia registrano un crescente numero di decessi prematuri, non solo legati ai suicidi. Una strage silenziosa che secondo l’ultimo dossier di Ristretti Orizzonti sono in costante aumento: 810 registrati nel quinquennio 2020-2024. Si parla quindi di persone che sono morte per omicidio, per overdose, per cause non chiare e per i suicidi (il 42% del totale).
Il caso di Ivan Domenico Lauria è fra quelli destinati a far discutere: il giovane era tossicodipendente e invalido civile al 75% con gravi problemi di salute mentale accertati anche da consulenti d’ufficio nominati nei vari procedimenti. La madre era stata nominata amministratore di sostegno e aveva ripetutamente chiesto l’avvicinamento in carceri dove fosse più facile raggiungerlo e accudirlo. Secondo la denuncia innumerevoli le istanze fatte anche Dap e ministero di giustizia perché venisse collocato in una struttura adeguata alle sue gravi patologie, fra l’alto avallate e richieste anche dall’Asp di Trapani e dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria della casa circondariale di Trapani dove era stato rinchiuso per scontare un cumulo di pene (11 anni, due mesi e giorni 21).
La famiglia ha già individuato il consulente di parte per l’esame autoptico che dovrà fare chiarezza sulle cause del decesso e sulle ferite che il cadavere presenta. Si tratta della dottoressa Elvira Ventura Spagnolo. Sulla vicenda è intervenuta anche la Garante per i diritti dei detenuti Lucia Risicato. “Invano, negli ultimi mesi, i garanti territoriali hanno testimoniato la situazione drammatica delle carceri italiane: 80 suicidi dall’inizio dell’anno, a fronte di un sovraffollamento quasi superiore a quello per il quale, nel 2013, l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Lo iato tra la dimensione costituzionale dell’esecuzione della pena e quella reale è ben espresso dalle circostanze della morte di questo giovane, su cui ci auguriamo venga fatta immediata chiarezza”.
“La chiarezza è necessaria - continua Risicato - perché il legale documenta segni di violenza sul corpo che richiedono una spiegazione. Perché, come spesso Leonardo Sciascia ha sottolineato, quando un uomo entra vivo in edificio dello Stato e ne esce morto, siamo di fronte a una sconfitta dello stato di diritto, ma soprattutto perché un detenuto tossicodipendente, invalido al 75 per cento e affetto da gravi problemi di salute non avrebbe dovuto trovarsi in carcere e, meno che mai, in un carcere lontano dal suo luogo di residenza”.
E ancora: “La chiarezza, beninteso, è necessaria anche nell’interesse di tutti gli operatori penitenziari e, in particolare, della polizia penitenziaria, che agisce in condizioni spesso difficilissime condividendo i disagi dei detenuti. Sebbene le gravi parole del sottosegretario alla Giustizia Delmastro sulle nuove auto in dotazione alla polizia penitenziaria lascino trapelare idee medievali sul trattamento delle persone ristrette, dobbiamo riaffermare il valore prioritario della dignità, che non si acquista per meriti e non si perde per demeriti, e la necessità che la pena non sia disumana. Se lo fosse, saremmo diventati disumani anche noi”.











