calabria7.news, 26 agosto 2025
Gli incontri hanno messo in luce le aspirazioni dei ragazzi ristretti e il ruolo fondamentale dell’Avvocatura nel favorire reinserimento sociale e opportunità professionali per superare l’esperienza detentiva. Il 25 agosto 2025, la Camera Penale di Catanzaro insieme all’Unione delle Camere Penali, alla Camera Penale di Cosenza e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catanzaro, ha visitato l’Istituto Penale Minorile “Silvio Paternostro” di Catanzaro.
L’iniziativa ha permesso di incontrare i ragazzi ristretti e condividere con loro alcuni momenti della quotidianità detentiva, offrendo uno sguardo diretto sulla loro realtà. La visita è stata guidata dal Presidente della Camera Penale di Catanzaro, Francesco Iacopino, e ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali e associativi, tra cui il Presidente Roberto Le Pera e la Presidente Enza Matacera, insieme a consiglieri, probiviri e soci attivi delle Camere Penali coinvolte.
Dialogo con i ragazzi: tra difficoltà e aspirazioni - I partecipanti hanno incontrato un gruppo di otto giovani detenuti su un totale di 31 ragazzi presenti nell’Istituto. Alcuni non hanno famiglia in Italia, vivendo quindi in totale solitudine, mentre altri hanno parenti lontani, limitando l’accesso a permessi premio e opportunità di reinserimento. Durante il colloquio, i ragazzi non hanno lamentato la condizione detentiva ma hanno espresso la necessità di spazi ricreativi maggiori e di opportunità formative. Alcuni hanno ripetuto gli studi della scuola media e aspirano a frequentare un istituto superiore o apprendere un mestiere. L’attenzione non si è concentrata sugli spazi fisici o sulle celle obsolete, ma sul desiderio di costruire un futuro migliore, superando la paura e la preoccupazione per ciò che li attende fuori dall’Istituto.
L’impegno dell’Avvocatura e della collettività - I giovani, pur avendo commesso errori, cercano speranza, fiducia e umanità. L’Avvocatura, in particolare, ha il compito di essere ponte tra il mondo penitenziario e la società civile, promuovendo strumenti concreti per il reinserimento sociale dei ragazzi. La responsabilità, sottolineano i membri della Camera Penale, non ricade solo sugli avvocati, ma sull’intera collettività, chiamata a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. In questo contesto, la Camera Penale ha annunciato due principali linee di azione: la promozione, insieme alla Diocesi, di un progetto di “adozione” per minori stranieri senza legami familiari in Italia e l’apertura all’ingresso delle aziende in carcere, per offrire percorsi di formazione professionale e favorire un inserimento reale nel mondo del lavoro. L’iniziativa mira a trasformare l’esperienza detentiva in un momento di crescita, affinché i ragazzi possano riprendere le redini della propria vita e guardare a nuovi orizzonti. La Camera Penale ribadisce l’impegno a essere voce di chi non ha voce e a stimolare la società civile a partecipare attivamente alla rieducazione e alla risocializzazione dei giovani detenuti.











