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di Irene Soave

Corriere della Sera, 27 novembre 2022

C’è chi ha perso tempo e soldi, a volte tanti. E chi, travolto dalla vergogna per essere stato imbrogliato, si è suicidato. Inventarsi vite che non sono la nostra sta diventando un fenomeno diffuso e pericoloso. Ma perché siamo prede facili dei truffatori?

Matteo, sedicente avvocato, ha fatto colpo con una barzelletta un po’ fané. Lei insiste per raccontarmela. “Un moscovita va in edicola, compra il giornale, guarda la prima pagina e poi lo butta. Lo fa tutti i giorni. Un giorno l’edicolante sbotta: ma spreca un giornale così? Lui: sto aspettando un necrologio, ma non c’è mai. L’edicolante: ma i necrologi non sono in prima pagina! Il moscovita: quello che aspetto io sì”. Mi lascia sorridere, poi: “Vedi? Ha fatto ridere anche te”. Sedotta su Tinder da un impostore, Giovanna P. è una traduttrice, innamorata della cultura russa, “certo, prima di questi mesi”, e per un po’ pure di “Matteo”. “Aveva questo umorismo colto, sapeva mille cose; amava persino le stesse strade di Mosca che amo io. Ho poi capito che ne snocciolava i nomi avendoli visti su post del mio profilo, anche di 10 anni fa. Penso fosse davvero un avvocato... Ma che ne so”.

Succede in Italia a centinaia di persone ogni anno: le denunce nel 2021 sono state trecento, ma la difficoltà a inquadrare in un reato le truffe sentimentali e la vergogna che inibisce i denuncianti fanno pensare che il dato sia al ribasso. Il 15,3% degli italiani ha subito un raggiro dovuto a una falsa identità e il 13% ha subito un furto d’identità (Eurispes, 2022). Spesso tramite il catfishing : una seduzione in cui uno dei due è un falso. Un gioco antico, dai tempi di Cyrano de Bergerac e delle Relazioni pericolose; reso possibile su larga scala, però, dalle app d’incontri e dai social, piattaforme su cui in Italia, ormai, si stima nasca un amore su due (a Londra e New York l’80%).

“Mai visti dal vivo, e poi chi telefona più?” - Giovanna, 37 anni, e “Matteo” non si sono mai visti. “La nostra corrispondenza è durata tre mesi, lui diceva di vivere a Padova, io stavo a Roma, non c’era mai modo di vederci e non ci siamo mai telefonati. Ma onestamente nel 2022 chi è che telefona? Poi ho letto un vostro articolo sul catfishing e mi sono suonati troppi campanelli: le mille scuse per non incontrarci, le foto in posa, la voce strana nei vocali. Gli ho fatto qualche domanda trabocchetto; ha capito che avevo capito e mi ha bloccata. Fine del nostro amore, per così dire”.

Giovanna non ha mai dato un soldo al suo falso innamorato, che non gliene ha mai chiesti; non ha mai capito chi fosse in realtà, “né ho denunciato, e cosa, poi? Credo fosse solo un tipo con scarsa autostima che amava fingersi qualcun altro. O qualche conoscente maligno che si prendeva gioco di me. Era perfetto per me. Ma finto”. Ma la colta barzelletta del moscovita l’ha fatta ridere davvero. Giovanna, bella e piena di relazioni, “non sto a casa una sera, ho mille amici, è solo l’amore che mi diserta”, sembra restia a pensare che questa storia, che ci ha scritto dopo la pubblicazione su 7 di una nostra inchiesta sulle truffe sentimentali (Sembrano solo cuori truffati ma è stupro affettivo, 7 del 4 febbraio 2022), sia stata un falso assoluto.

Daniele, 24 anni: suicida per l’umiliazione - “Non fate i miei errori, io ho sbagliato tutto”, ha scritto nell’ultima lettera ai suoi Daniele, il geometra di Forlì che a 24 anni, a settembre 2021, si è ucciso per aver scoperto che la sua relazione tutta virtuale con una sedicente modella era stata un inganno. “Non ho mai avuto un amico, mai una ragazza. Sono stato solo tutta la vita”. Una storia immaginaria, con conseguenze (tragiche) molto reali. A illudere il giovane era stato un 64enne di Forlimpopoli, Roberto Zaccaria, che si spacciava per una certa “Irene Martini” e per settimane ha chattato con Daniele promettendogli matrimonio e figli. Ottomila messaggi. Chat lunghe anche 17 ore. Poi l’umiliazione, per Daniele, di sapersi ingannato.

“La cosa che mi fa venire voglia di togliermi la vita”, scrive in un messaggio WhatsApp, “è che mi sono sentito preso per il culo da qualcuno che non conosco”. Era il 2021. Il 2 novembre di quest’anno la vicenda arriva alla ribalta tv delle Iene, che allo smascheramento di truffe sentimentali - ricordate il pallavolista Cazzaniga, che aveva donato 700 mila euro a una spregevole falsa fidanzata di nome Valeria Satta? - dedicano uno spazio ormai quasi fisso. Le Iene, in un servizio poi biasimato dallo stesso ad di Mediaset Piersilvio Berlusconi, rintracciano il truffatore, che si difende: “Io non sto bene”. Il suo volto è cancellato con un effetto, i compaesani però lo riconoscono e arrivano insulti e minacce. Domenica 7 novembre Zaccaria si uccide, e nel suo biglietto di addio al mondo ci sono le istruzioni sulle medicine da dare alla madre anziana, con cui abitava.

Gli studi e quei 14 mila risarcimenti impossibili - Dalle ricostruzioni della storia, l’impostore Zaccaria - che al giovane che ha ingannato non ha mai chiesto un euro - sembrava emotivamente coinvolto, per primo, lui stesso. Chiedeva foto intime; chattava per giorni interi; il potere che esercitava sul giovane, forse la fantasia di sentirsi una donna stupenda grazie alle foto rubate dai profili social di una modella, erano la ricompensa che Zaccaria traeva dalla recita. Una recita che è proseguita con altri ragazzi, secondo Le Iene, anche dopo il suicidio di Daniele. Non è strano. Secondo i pochi studi disponibili sul catfishing gli scopi del fingersi qualcun altro online sono vari. Certo, in molti casi la truffa sfocia nella richiesta di denaro: un’associazione “contro le truffe affettive e il cybercrime”, Acta, ha ricevuto negli ultimi 8 anni circa 14 mila richieste d’aiuto, da persone che in media hanno perso 20 mila euro in truffe di questo tipo (un solo caso va oltre i 900 mila, irrecuperabili). Ma altrettanto spesso mentire sulla propria identità è un modo di sperimentare un diverso ruolo di genere, o di sentirsi risarciti di insuccessi sperimentati con la propria identità reale.

La solitudine del truffatore - “Quando mando le mie foto vere, in genere smettono di rispondermi”, risponde uno degli intervistati in una ricerca del 2018 dell’università del Queensland concentrata sui truffatori sentimentali: la solitudine del truffato è spesso superata da quella del truffatore, che è il suo movente, secondo lo studio, nel 41% dei casi. Così nasce ad esempio una commedia natalizia molto popolare su Netflix, Love Hard (2021): zitellona californiana conosce online alpinista sexy costa Est; attraversa gli Stati Uniti per fargli una sorpresa e scopre di persona che a chattare con lei era un nerd bruttino; la commedia ha un lieto fine, ma la realtà è più brutale. La giurisprudenza italiana, per questi casi, è poi costellata di vuoti. Le indagini a carico di Zaccaria presso la procura di Modena erano state archiviate. Ipotizzata e poi caduta la fattispecie di morte come conseguenza di altro reato (art. 586 c.p.), era rimasta in piedi solo una condanna penale per sostituzione di persona (art. 494 c.p.), reato più modesto. La sanzione in cui la condanna è stata convertita era di 825 euro. Non c’è nemmeno stata estorsione.

Che cosa prevede la legge italiana - Le leggi italiane prevedono appunto la sostituzione di persona, che per la prima volta la Cassazione ha collegato a un caso di account Facebook falso (sentenza 9391/2014): “non è reato”, così la sentenza, “la creazione di falsi account (...) ma lo è usarli per molestare altri utenti attraverso la chat”. Se poi per fingersi qualcun altro il truffatore usa foto o dati di altre persone realmente esistenti, lede anche il diritto all’immagine (art. 10 c.c.) e viola la legge sulla privacy circa il trattamento dei dati. Se al catfishing segue un raggiro si va su un terreno ancora più scivoloso. La prima sentenza che riconduce a truffa (art. 640 c.p.) un raggiro affettivo, la 25165 di Cassazione, è del 2019. Poca roba. La storia delle truffe, degli inganni e più in generale delle bugie sfugge alle leggi: si può mentire senza mai violarne nessuna. Sulle app di dating si stima che un profilo su 10 sia falso, cioè gestito addirittura da un bot, o dai soliti truffatori. Ma i profili di persone sposate che si dicono libere sono “veri” o “falsi”? E chi bara sull’età?

Inaffidabili i profili sulle app di incontri - L’81% degli italiani (Ipsos Mori per Vodafone) mente sui propri profili di dating; le donne sul peso, gli uomini sull’altezza e sulla professione, e già solo in questo dato - del 2017, ma siamo cambiati molto da allora? - sono riassunti cento manuali di seduzione. Il 54% di chi cerca appuntamenti online, per lo stesso studio, si è imbattuto in profili falsi; solo il 25% dice di “conoscere qualcuno che ha profili falsi”; solo il 4% ammette di averne uno. Contattata dal Corriere non vuole parlare dello “scandalo” che ne ha travolto il profilo Instagram: Giulia Cutispoto, classe 1989, è diventata famosa - cioè ha 670 mila follower, scrive libri per Mondadori, collabora con il Sole 24 Ore - raccontando, a nome Julia Elle, il bello di una famiglia allargata. La sua lo è: un ex compagno, Paolo Paone, e un nuovo compagno, Riccardo Macario. Tre figli i cui nomi - citazione di Kardashian? - iniziano tutti con “ch”: Chloe, Chris e Chiara. I primi due di Paolo, la terza di Riccardo. Così la versione ufficiale. Poi dissapori col primo compagno. Lei lo accusa in tv di essere un padre assente. Lui replica: Chris non è mio. Spunta un terzo uomo, che avrebbe rifiutato la paternità di Chris - che, oggi all’asilo, potrà risparmiare da adulto le prime sedute di psicoterapia comodamente presentando le centinaia di articoli usciti sul caso - e lei controreplica: Paolo è stato un compagno violento. Lui: ma se ti ho accolta mentre eri incinta di un altro. E così via. Cosa c’era di vero nella felicità della famiglia allargata presentata dalla popolare influencer? E chi sono i truffati: i figli? Il pubblico non pagante? I marchi che si associano a “Julia Elle”, dai giocattoli all’aromaterapia, dalle profumerie agli integratori? Periodicamente uno “scandalo” di breve durata rivela l’inconsistenza di molte vite popolari online: dell’economista sedicente Imen Jane, a giugno 2020, il sito Dagospia ha rivelato che non aveva una laurea. In quelle settimane il suo profilo ha perduto qualche migliaio di seguaci; poi ha continuato a crescere.

La narrazione ingannevole sui social - Un post su Instagram può valere (dal report 2022 di DeRev, società italiana di comunicazione digitale) fino a 75 mila euro. Quello della pubblicità social - che rispetto ai media tradizionali promettono agli inserzionisti più autenticità e “verità” - è un giro d’affari che in Italia, nel 2022, varrà 335 milioni di euro; nel mondo nel 2022 varrà 16 miliardi, una decina negli Stati Uniti; vere o false, le vicende delle migliaia di Julie Elle del pianeta mobilitano soldi assai concreti. Dov’è la soglia della “verità”? Se una Julia Elle, come trent’anni fa una Wanna Marchi, ci racconta che lo scioglipancia funziona, che la sua felicità è possibile, le dobbiamo credere? “La domanda è malposta” spiega la scrittrice Lauren Olyler. “Crediamo volentieri anche a una narrativa che sospettiamo possa essere vera solo in parte, ma ci seduce. E ci comportiamo di conseguenza. L’influenza dei social sulla politica nell’ultimo decennio lo dimostra. Donald Trump mica voleva davvero sparare ai messicani, lo sapevano tutti. Ma chi sposava questa narrativa l’ha votato, e ha pensato che fosse giusto poter sparare ai messicani”.

Un romanzo sui falsi profili online - Olyer, autrice millennial, ha appena pubblicato il suo primo romanzo Fake Accounts (Bompiani, 288 pp., 20 euro, trad. di Marta Barone): la protagonista, curiosando nel cellulare del fidanzato Felix, gli scopre una “vita parallela” da imbonitore complottista con centinaia di migliaia di follower che non credono all’11 settembre. Il vero Felix è intelligente, buffo; il suo alter ego sgrammaticato e violento non gli somiglia, ma spopola. “Volevo mostrare che la truffata è lei: il pubblico di lui crede a un falso, ma ha esattamente quello che si aspetta. Lei si ritrova in una storia basata su presupposti diversi da quelli a cui credeva”. La storia svela una più ampia inconsistenza: quella dei “lavori digitali”, come il sito di contenuti divertenti in cui lavora la protagonista, “che richiedono sedici ore di impegno al giorno e non contribuiscono in niente alla società, se non con informazioni né vere né false, inconsistenti. O l’economia smaterializzata delle criptovalute, che ti fa chiedere: ma io cosa lavoro a fare? In questo senso sì, il falso influenza il vero. E su larga scala”.