di Margherita De Bac
Corriere della Sera, 10 giugno 2019
Oltre 35.600 nuove azioni legali all'anno vengono intentate contro medici e strutture sanitarie. Circa 300 mila sono ferme nei tribunali di tutta Italia. Il 95 per cento di quelle che si concludono nel penale e il 70 per cento del civile finiscono col proscioglimento. Oltre 35.600 nuove azioni legali all'anno vengono intentate contro medici e strutture sanitarie.
Circa 300 mila sono ferme nei tribunali di tutta Italia. Il 95 per cento di quelle che si concludono nel penale e il 70 per cento del civile finiscono col proscioglimento. I più tartassati dai contenziosi sono i chirurghi col 45 per cento dei sinistri. La denuncia viene rilanciata a Matera dove si apre oggi il congresso nazionale dell'Acoi, l'associazione dei chirurghi ospedalieri, sotto la presidenza di Piero Marini. Un fenomeno alimentato dalle tante forme di pubblicità di studi legali che cercano di attrarre cittadini scontenti della sanità per presunti errori subiti.
Quasi sempre le cause si chiudono però riconoscendo al medico una condotta diligente e il problema è che nel frattempo la vicenda giudiziaria condiziona l'attività del professionista che attua la strategia della medicina difensiva. Vale a dire, una richiesta maggiore di accertamenti preventivi e a volte il rifiuto di operare se l'intervento comporta rischi ritenuti eccessivi. Acoi alza la voce: "Chiediamo al governo di intervenire per tutelare le professioni sanitarie.
Va regolamentata la disciplina che ha creato la fabbrica del contenzioso. No alle pubblicità ingannevoli che gettano un'ombra sul nostro lavoro inducendo i pazienti a diffidare del nostro operato. Il rapporto di guerriglia tra cittadini e chirurghi ci impedisce di entrare in sala operatoria con serenità». La medicina difensiva costa al sistema sanitario italiano un miliardo di euro al mese.










