di Liana Milella
La Repubblica, 24 luglio 2022
Nella piazza che si allarga tra i palazzi garanti della Costituzione italiana - il Quirinale da una parte, la Consulta dall’altra - il presidente della Corte Giuliano Amato saluta Sergio Mattarella e un migliaio di persone venute qui per ascoltare il concerto “Il sangue e la parola” eseguito in prima assoluta dal maestro Nicola Piovani, con l’Orchestra e il coro del teatro dell’Opera di Roma, le due voci da soprano Maria Agresta e Maria Rita Combattelli e la voce recitante di Andrea Pennacchi. Un concerto nato, come spiega subito lo stesso Amato, “dall’idea di Piovani di comporre e musicare questa cantata, che segue il percorso delle Eumenidi di Eschilo e lo connette a quello della nostra Costituzione”.
Amato racconta perché la Consulta ha preso quest’inedita iniziativa, che non rappresenta affatto un unicum nella sua storia più recente, ma è la naturale prosecuzione del nuovo ruolo che i giudici hanno voluto assumere, testimoni della Carta costituzionale, e di un’istituzione che vuole portare nella società, con la sua testimonianza, i valori della Carta. Tutto questo è in corso da tempo, ma assume un ruolo ancora più significativo adesso mentre è in corso la guerra della Russia contro l’Ucraina.
Amato spiega l’origine e il perché del concerto del maestro Piovani. “Le Eumenidi narrano la celebrazione, 2.500 anni fa, del primo processo fondato non sulla vendetta, ma sulla ragione, non sulla maledizione, ma sulla giustizia, non sul sangue che chiama sangue, ma sul logos, che convince e placa. Le Erinni, orribili portatrici del vecchio, saranno sconfitte dal giudizio dell’Areopago; non solo, esse stesse accetteranno il nuovo mondo e diverranno benedicenti, eumenidi”. Amato prosegue il suo racconto: “Nasceva così lo stato di diritto, nasceva la civiltà che la nostra Costituzione, insieme ad altre, ha contribuito a costruire in Europa dopo la seconda guerra mondiale, dopo che, ancora una volta, lo straripare vendicativo dei nazionalismi feriti, la violenza delle armi, la selvaggia follia del razzismo antiebraico avevano fatto scorrere il sangue di milioni di innocenti”.
Una storia che pareva chiusa per sempre. “Quando l’iniziativa del concerto fu concepita - dice Amato - sapevamo che le Erinni non erano scomparse, ma pensavamo che fosse saldo nel mondo, soprattutto nella nostra parte di mondo, il primato del logos, della parola al posto del sangue. Poi è venuto il sangue ucraino e il senso delle Eumenidi è divenuto ancora più tragicamente attuale. C’è ancora tanto, tanto bisogno di ragione affinché le erinni cessino di spargere veleno e morte nelle nostre città”.
Ecco, il concerto assume questo valore. Ma rappresenta anche una tappa del cammino della Consulta come istituzione che si apre all’esterno e, come scrive la stessa Corte presentando le ragioni e il senso di questa serata, “per incontrare la società civile, conoscere, farsi conoscere e promuovere la cultura costituzionale, anche con una cantata, come in questo caso”. Alle spalle del concerto di Piovani c’è una Consulta che negli ultimi anni, con una serie di iniziative inedite, dal “Viaggio in Italia”, prima nelle scuole e poi nelle carceri, fino alla Libreria dei podcast, ha lavorato ben oltre le sentenze per riaffermare i valori costituzionali e far crescere, attraverso la conoscenza, una “mentalità costituzionale” tra i cittadini italiani.
L’obiettivo è quello rafforzare un legame con la società civile che in piazza del Quirinale è rappresentata da un migliaio di persone. A parte i volti noti, di cui diremo, a partire da quello di Mattarella, ci sono molti giovani, anche protagonisti di lavori precari. E poi alcuni dei ragazzi del carcere minorile di Nisida, dove Amato è tornato anche quest’anno dopo il suo “viaggio” proprio tra quei giovani. E poi ex detenuti, tra cui Sasà Striano, che ha lavorato nel film “Aria ferma” di Leonardo Di Costanzo. E ancora poliziotti penitenziari, direttori degli istituti di pena, ma anche parenti delle vittime di reati. Tra gli altri, Agnese Moro e Manlio Milani, protagonisti del primo percorso di giustizia riparativa con i condannati per il sequestro Moro e per la strage di piazza della Loggia. E Olga D’Antona, la vedova di Massimo, l’ultima vittima delle nuove Brigate rosse.
Accanto a giovani magistrati ci sono i volti noti del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, dell’ex pm di Roma Betta Cesqui, dei giuristi di via Arenula. E poi giuristi come Gaetano Azzariti, Glauco Giostra, Giovanni Maria Flick, Marilisa D’Amico, Marco Ruotolo, Massimo Luciani, Marco Clementi, Alfonso Celotto. Molti giornalisti stranieri hanno chiesto di poter seguire il concerto, tra loro ci sono pachistani, inglesi, spagnoli e anche russi. Pronti a segnalare la presenza di Roberto Benigni mentre il maestro Piovani suona anche “La vita è bella”. E poi Monica Guerritore e Lina Sastri, e il regista Gianfranco Rosi, Palma d’oro a Venezia con Sacro GRA e orso d’oro a Berlino con Fuocammare.










