di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 9 marzo 2025
Gli immigrati sbarcati dalla Nave Diciotti bollati come “clandestini” erano quasi tutti eritrei. Ed erano in fuga, dopo viaggi interminabili e spaventosi, da un regime che per le repressioni e le torture è da almeno due decenni tra i più terribili del mondo. “Se scappano davvero dalla guerra van trattati coi guanti bianchi”. Così disse Matteo Salvini parlando degli immigrati alla deriva nel Mediterraneo (Ansa 21 giugno 2018) poche settimane prima di impedire lo sbarco a quelli soccorsi dalla Nave Diciotti. Ed è lì la contraddizione col suo sfogo contro l’ultima sentenza della Cassazione. Perché quegli uomini bollati come “clandestini” erano quasi tutti eritrei.
Ed erano in fuga, dopo viaggi interminabili e spaventosi, da un regime che per le repressioni e le torture è da almeno due decenni indicato da Amnesty International e Reporters without borders tra i più fetidi del mondo. Quell’anno, per capirci, l’Eritrea era al 179º posto su 180 Paesi censiti: di peggio c’era solo la Corea del Nord. Erano “irregolari” quei fuggitivi? Certo. Due volte: perché erano usciti illegalmente anche dal Paese dominato da Isaias Afewerki, il dittatore marxista al potere dal ‘91 e dal ‘93 capo dello Stato e del governo, presidente del parlamento e leader dell’unico partito, che vieta gli espatri da 24 anni dopo aver istituito (per la guerra) la leva militare obbligatoria no-limit, donne incluse.
Proprio per questo, però, avevano diritto a esser accolti. E non per gentile concessione dell’allora governo giallo-verde ma perché lo impongono la nostra Carta (“Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d’asilo”) e la convenzione di Ginevra: chi scappa per il “giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni” va accolto. Punto. E liquidare oggi con lo sbrigativo marchio di “clandestini” quegli eritrei fuggiti da un regime dittatoriale come dovettero fuggire un secolo fa dall’Italia tanti perseguitati dal fascismo, è davvero troppo.











