di Francesco Merlo
La Repubblica, 12 novembre 2019
Che si tratti di Andreotti, di Berlusconi... della sindaca Raggi, dell'ex sindaco Marino o dell'ex ministro Maurizio Lupi, che è il caso più recente, l'idea che l'assoluzione penale assolva l'indecenza politica non è un'idea garantista, ma al contrario è un corollario del peggiore giustizialismo.
Affida infatti al giudice la dignità della politica proprio come fanno i manettari che invocano condanne, prigioni e catene e confondono la critica giornalistica, legittima di per sé stessa anche quando è aspra, con il codice penale, e dunque l'incapacità di governare con il delitto, l'inadeguatezza con un articolo del codice, il conflitto di interessi con il crimine, il familismo con il reato.
E così ogni volta che viene assolta penalmente una cattiva politica, perché appunto non c'era il reato, si scatena la furia falso garantista: "Chi ripagherà l'innocente da tutto il fango...?". E si aggrediscono come impuniti manettari anche i cronisti che si sono permessi di esercitare il loro diritto di critica per malefatte e mascalzonate politiche.
Da sempre difendiamo la nobiltà della politica anche dall'idea che essa esista solo perché un giudice la fa esistere. Per tutelarla, i giornalisti per bene, raccontando e commentando la cronaca, non si appellano mai al potere giudiziario.
Non sono dei Robespierre i giornalisti quando chiedono (e qualche volta ottengono) le dimissioni di sindaci o ministri. Roma per esempio è governata-malissimo (come se gli ultimi tre sindaci fossero uno solo) e Repubblica ne racconta da ben più di dieci anni, molti dei quali quasi in solitudine, il degrado, prima di tutto amministrativo che, come un manto di sugna, ricopre la città più bella del mondo.
Ci sono state condanne e assoluzioni, per falso, per peculato... ma l'innocenza penale non certifica la rettitudine politica e non riguarda l'etica politica. Insomma, l'innocenza penale è ben compatibile con la colpevolezza politica e il malgoverno va denunziato e raccontato anche se non è reato. Senza addentrarmi qui nei casi più recenti che mi permetterebbero facilmente di maramaldeggiare sul garantismo-giustizialismo delle tifoserie accanite e cangianti ricordo solo che l'assoluzione di Andreotti ci permise meglio di esprimere i nostri giudizi morali e politici liberandoci dalla pietas dovuta ad ogni imputato.
E non pensavamo alla concussione, ma allo strapotere spavaldo quando commentavamo la telefonata che l'allora premier Berlusconi aveva fatto alla questura di Milano per liberare la minorenne Ruby spacciandola per la nipote di Mubarak.
Anche i giornalisti ovviamente non sono tutti uguali, ma è un abbaglio da buona notizia, come la troppa ebbrezza che ti impedisce di godertela e ti fa invece vomitare, spacciare ogni assoluzione penale per innocenza politica e ogni giornalista critico in un "sbatti il mostro in prima pagina". Non credetegli, non sono garantisti e continuano a mentire perché, politicamente, non sono innocenti.










