di Marco Bresolin
La Stampa, 21 maggio 2025
Le nuove regole permetterebbero di trasferire i richiedenti asilo anche dove non hanno “legami”. In Italia arriva il via libera al decreto Albania. L’Unione europea compie un altro passo in direzione della totale esternalizzazione della gestione dei flussi migratori. Dopo aver spianato la strada alla possibilità di creare centri per i rimpatri in Paesi terzi, in cui deportare i migranti che non hanno diritto all’asilo, la Commissione ha ora proposto di rivedere il concetto di “Paese terzo sicuro” per consentire di trasferire lì anche i migranti che hanno effettivamente i requisiti per ottenere la protezione internazionale. Una svolta che va persino oltre il primo “modello Albania”, quello che prevedeva di usare i centri nel Paese balcanico per effettuare l’esame delle domande: con il nuovo sistema, i migranti resteranno infatti nello Stato terzo in maniera definitiva. Intanto l’Italia rinnova in Senato la fiducia al decreto Albania, l’ispiratore di tante strette europee, che ora è legge.
Da Palazzo Berlaymont si sono subito affrettati a precisare che “non si tratta dell’applicazione del modello Ruanda” e che il modello “è più simile a quello utilizzato con i siriani in Turchia”. Ma in realtà la ratio del nuovo schema è molto simile a quello ideato dal Regno Unito (e poi respinto dalla Corte Suprema britannica) perché permetterà agli Stati membri di mandare i richiedenti asilo verso Paesi terzi con i quali non hanno alcun tipo di legame. La Commissione, su spinta dei governi, ha deciso di andare avanti con questa proposta nonostante le “forte preoccupazioni” sollevate dall’Unhcr durante la fase di consultazione, come emerge dal documento di lavoro allegato al provvedimento. Dure critiche sono arrivate anche da Amnesty International e dalle altre associazioni che difendono i diritti dei migranti, mentre il governo italiano ha espresso la sua soddisfazione: “Queste proposte - ha detto il ministro per gli Affari Ue, Tommaso Foti - confermano la validità e l’efficacia dell’approccio adottato dal governo Meloni”. Ora spetterà al Consiglio e all’Europarlamento approvare la proposta che va a emendare il regolamento sulle procedure per l’asilo introdotto dal nuovo Patto sulla migrazione.
La riforma di Dublino aveva già introdotto la possibilità di trasferire in un Paese terzo - se considerato sicuro - i richiedenti asilo, ma soltanto in presenza di un “legame” con questo Paese, rimandando poi a un successivo provvedimento la definizione del legame. Ora la Commissione propone di annacquare drasticamente questo concetto, fino a farlo sparire del tutto. Gli Stati saranno infatti liberi di definire a livello nazionale i criteri per stabilire il legame, potranno basarsi sul semplice “transito” nel Paese, ma addirittura potranno ignorare totalmente la necessità di stabilire una “connessione” tra il migrante e lo Stato terzo. Se le prime due ipotesi aprivano alla possibilità di trasferire i richiedenti asilo provenienti dall’Africa subsahariana nei Paesi nei quali erano transitati, come ad esempio la Tunisia, la terza apre alla possibilità - in linea teorica - di mandare un richiedente asilo siriano in uno Stato totalmente estraneo alla sua rotta migratoria, per esempio il Ruanda, l’Uganda o qualsiasi altro Paese che verrà identificato. In questo caso, sono necessari tre requisiti: il Paese terzo deve ovviamente essere d’accordo, deve aver stipulato un accordo con lo Stato membro dell’Ue che si trova a esaminare la domanda e deve essere considerato appunto “sicuro”. E chi decide se un Paese è sicuro? I singoli Stati membri sono liberi di farlo (l’Italia al momento è uno dei tre Paesi Ue che ancora non hanno introdotto il concetto nel loro ordinamento).
Nell’elenco potranno essere inseriti anche i Paesi che non hanno firmato la Convenzione di Ginevra, ma a patto che garantiscano “una protezione contro il respingimento, non ci siano rischi reali di danni gravi e di minacce alla vita e alla libertà a causa della razza, della nazionalità, dell’appartenenza a un gruppo sociale o delle opinioni politiche, nonché la possibilità di ricevere una protezione effettiva”. Con tutti questi Paesi, gli Stati Ue potranno siglare accordi per far sì che siano loro a occuparsi della protezione dei richiedenti asilo. Nel farlo, dovranno soltanto informare preventivamente la Commissione e gli altri Stati membri. Ma non sarà necessaria alcuna “autorizzazione” da parte di Bruxelles. Soltanto i minori non accompagnati saranno esclusi dalle deportazioni verso i Paesi con i quali non ci sono legami. La decisione sul trasferimento dovrà avvenire nel giro di due mesi al termine di una valutazione individuale, dopodiché il richiedente potrà presentare ricorso, ma questo non avrà un effetto sospensivo automatico. Il che vuol dire che il trasferimento andrà avanti.











