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di Lodovico Poletto

La Stampa, 9 ottobre 2022

L’ex presidente di Emergency: “Il pacifismo in Italia è vivo, va ascoltato ho grande fiducia nei giovani, hanno un senso di giustizia innato”

Buongiorno Cecilia, lo sa che Conte ha lanciato una marcia della pace per indirizzare il dibattito sulla fine della guerra?

“Chi, Conte? Guardi, le marce sono generalmente un fatto simbolico. Che per produrre dei risultati devono avere dei contenuti da portare. Per valutare bisognerebbe capire il contenuto di questa cosa che propone”.

Perché?

“Perché tutti vogliono la pace. Ma bisogna capire come ci si arriva”.

E come si arriva alla pace?

“Parlandone. E non soltanto quando cadono le bombe su Kiev. Parlando di disarmo, di disarmo nucleare, di non violenza e di alternative alla guerra ogni giorno dell’anno. Smantellando cioè il sistema guerra. E parlando di diritti. Perché è la pratica dei diritti che definisce la pace. Non soltanto l’assenza delle bombe”.

Qualcuno dice che il pacifismo è morto. È vero?

“Pacifismo e non violenza ci sono eccome. La verità è che questo è un argomento a cui non si dà mai spazio. La rete Pace e disarmo lavora tutto l’anno. Tutti gli anni. Ma nessuno lo dice. Poi, però, vanno a chiamare gli esponenti del mondo pacifista quando c’è un conflitto”.

Visto che di conflitti ce ne sono tanti, li mobilitano spesso?

“No, soltanto quando ce n’è uno che ci interessa. Vedi l’Ucraina. Quelli africani non interessano. Ciò che accade in Yemen non ci interessa”.

Quando è vicino, invece?

“Chiamano l’esponete pacifista, gli mettono il microfono sotto il naso e gli chiedono: “E ora come si ferma Putin?” E propongono una marcia”.

Quindi il mondo che lotta per la pace non è morto?

“Guardi: il pacifismo in Italia c’è. E c’è anche il movimento non violento, che bisognerebbe ascoltare un po’ di più. Poi, giustamente, siamo tutti terrorizzati quando si appalesa l’incubo nucleare: tutti avremmo voluto che Putin non avesse l’atomica. Ma io non è che dormivo più tranquilla prima sapendo che ci sono diversi Paesi che hanno l’atomica, compresi gli Stati democratici. Per cui di disarmo nucleare e di pace è qualcosa di cui dobbiamo discutere ogni giorno”.

La politica durante la campagna elettorale non ne ha mai parlato. Perché?

“Penso che fosse considerato un tema troppo scivoloso su cui giocarsi le proprie carte. E comunque, in generale, io non ho sentito tanti contenuti in questa tornata”.

E cosa hanno detto?

“Votate noi perché quegli altri loro sono brutti e cattivi. E questo, non è politica”.

Invece cosa dovrebbe essere?

“La politica che io vorrei è quella che ci spiega come facciamo a dare ai nostri figli o ai nostri nipoti un futuro migliore. Io questo non l’ho sentito. Ma ho sentito gente discutere di come fare per ridare una poltrona a questo o quel parlamentare”.

Non parlandone i ragazzi diventano insensibili al tema?

“Meno se ne parla e più è difficile che loro se ne occupino. Ma io penso che loro abbiano un senso della giustizia molto forte. Innato. Siamo noi adulti che roviniamo tutto”.

Ne è sicura?

“Le faccio un esempio. In questo periodo andiamo nelle scuole a parlare di soccorso in mare ai migranti. E non c’è un ragazzo che tiri su il dito e dica “no, è un tema divisivo”: è così immediato e così ovvio che chi rischia di annegare va salvato. Punto. Poi quando siamo con i piedi all’asciutto parliamo di tutto il resto”.

E se tornasse Salvini al ministero dell’Interno?

“Vedremo...”.

Gino Strada diceva che non era pacifista ma contro la guerra. Anche lei è così?

“Io sono contro la guerra, pacifista e non violenta. La citazione si rifà a quando c’era un governo di centrosinistra che si dichiarava pacifista, e poi diceva che per ottenere la pace dobbiamo fare la guerra. Lui non amava il pacifismo che votava per fare la guerra in Afghanistan”.

Bisogna continuare a mandare le armi in Ucraina?

“Non penso che questa sia una guerra che l’Ucraina possa vincere sul piano militare perché c’è una tale sproporzione tra le parti. Per questo non ho mai pensato che potesse essere una soluzione inviare armi”.

Quindi che si fa?

“Mi auguro che vinca la via dei negoziati. Anche perché inviare le armi è una soluzione problematica”.

In che senso?

“Nel senso che gli ucraini hanno già pagato troppo. E hanno pagato e pagano troppo anche tanti ragazzi e ragazze russe che per protestare contro la guerra sono finiti in galera”.

Ma qualcuno scappa...

“Certo che scappano. E lo sa perché? Perché è sempre la povera gente che paga il conto della guerra. Anche tra gli aggressori”.