di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 18 luglio 2022
Alcuni truffatori si sono impadroniti dell’identità di Gaia, morta in un incidente stradale per aprire dei contratti e nessuno ha controllato la sua identità. E adesso il conto di quei falsi contratti è arrivato alla madre.
Nel linguaggio del diritto sono “bagatellari”. Quei reati che non comportano grave allarme sociale, che hanno lesività minore e che quindi sono di poco conto. Una fesseria, insomma. Bisognerebbe che qualcuno convincesse Donatella Ramarro che anche nel suo caso si è trattato di una cosuccia da niente.
Una fastidiosa stupidaggine. L’Enel le ha chiesto via mail 240,99 euro perché dice che fra aprile e giugno di quest’anno sua figlia, Gaia Volpes, non ha saldato i conti di quattro bollette dell’energia elettrica. Peccato che sua figlia non ci sia più: è morta il 5 gennaio dell’anno scorso in un incidente stradale vicino Mantova, aveva 27 anni. E per quanto piccolo sia l’importo richiesto, per quanto si tratti di una minuzia nella scala infinita che misura la gravità dei reati, Donatella ha letto la mail dell’Enel e si è sentita sopraffatta dal dolore.
Perché di questo si tratta.
Alla fine dietro ogni reato, bagatellare o gravissimo che sia, ci sono cuori che battono, che si agitano, si addolorano. Persone per le quali potrebbe contare moltissimo anche quell’anellino rubato che valeva niente oppure un’identità violata per non pagare le bollette. “Mamma ha pianto molto”, racconta Christopher, il fratello di Gaia. “Per lei è stata una violenza sapere che dei truffatori abbiano maneggiato il nome di mia sorella. È già tutto così difficile…”.
In un sistema giustizia sovraccarico e spesso malfunzionante come il nostro, è praticamente impossibile immaginare più attenzione (nelle indagini, nella definizione delle pene, nella celerità dei processi) per le vittime di reati bagatellari. Impossibile pretendere che Donatella chiuda in poche settimane questo capitolo della sua sofferenza. Intanto il bar/piadineria al quale è stata intestata la finta utenza (poi chiusa dagli stessi truffatori) è in provincia di Milano ed è ancora aperto. I carabinieri vedranno, faranno, la magistratura valuterà, provvederà…
Chissà se i truffatori sanno che Gaia non c’è più, chissà se è proprio per questo che le hanno rubato il nome. Era una soccorritrice, Gaia. Quando è morta era su un mezzo per il trasporto sanitario semplice di pazienti. Una sbandata, un fosso, lo schianto senza rimedio. Non guidava lei perché non ha mai avuto la patente. E anche qui: il documento di identità inserito nel falso contratto stipulato online era proprio una patente. È troppo chiedere una verifica prima di dare l’ok?










