di Stefano Giordano*
Il Riformista, 3 luglio 2026
Prima l’ok, poi lo stop per pericolo di fuga. Il caso non è questione di clemenza verso un pluriomicida, ma di coerenza (e di umanità) La valutazione di un fascicolo può essere rivista in base all’ufficio che lo riapre. Cesare Battisti resta quello che è: un pluriomicida, latitante per 37 anni, che ha materialmente premuto il grilletto in almeno due dei quattro delitti per cui sconta l’ergastolo. Nessuna riga di questo pezzo è scritta per lui. È scritta contro un apparato che, sulla stessa identica domanda - “ha compiuto una rivalutazione critica del proprio passato?” - fornisce risposte opposte a distanza di pochi mesi, senza che sia intervenuto alcun fatto nuovo.
Nel 2022 la DDA di Milano, la stessa che lo aveva interrogato dopo l’arresto, certifica per iscritto l’assenza di rischio proselitismo e la rivalutazione critica dei reati: Battisti esce da Alta Sicurezza, diventa detenuto comune. Nel dicembre 2025 il magistrato di sorveglianza si dichiara aperto a concedergli due ore, sorvegliate, fuori dal carcere di Massa, col figlio tredicenne. Il 28 aprile 2026 la richiesta viene respinta per pericolo di fuga, desunto dalla “lunga storia giudiziaria” e da alcuni scritti apparsi su siti di area. Non un’evasione tentata. Non un’infrazione disciplinare. Non un fatto nuovo: la stessa carta, riletta diversamente da un ufficio diverso.
Il punto non è la bontà d’animo che si può concedere a un assassino. È la prevedibilità del diritto, lo stesso principio che la Corte di Strasburgo pretende dallo Stato quando misura il rispetto dell’art. 7 CEDU: l’azione statale deve poter essere ragionevolmente anticipata dal cittadino, non riscritta a sorpresa da un ufficio all’altro. Un apparato che due anni fa certifica una maturazione e oggi la nega senza un fatto nuovo non sta amministrando: sta producendo carta, con responsabilità diluite tra un ufficio e l’altro, DNA compresa. La patologia burocratica che scambia l’inerzia per prudenza. La domanda utile non è se Battisti meriti due ore con il figlio. È se un fascicolo, in questo Paese, possa ancora dire con certezza cosa lo Stato pensa di una persona o se occorra solo aspettare quale ufficio lo riapre.
*Studio Legale Giordano & Partners










