di Irene Famà
La Stampa, 3 novembre 2025
L’ex presidente della Consulta: “Ma vedo rischi dalla presenza di due organi di garanzia”. “A prescindere dal risultato del referendum, sono necessarie nuove norme sul tema giustizia”. L’analisi dell’ex presidente della Corte costituzionale e numero due del Consiglio superiore della magistratura Cesare Mirabelli sulla riforma è posata. “Vorrei che il dibattito si svelenisse”.
Favorevole o contrario alla riforma?
“Sono più interessato a valutarne i contenuti. Se vincerà il “sì” bisognerà valutare l’attuazione delle nuove norme, se vincerà il “no” si apre comunque l’opportunità di intervenire su alcuni nodi critici”.
Quali?
“L’obiettivo è assicurare, anche dal punto di vista ordinamentale, in maniera netta e forte, la diversità di funzioni tra giudice e pubblico ministero. E assicurare l’assoluta terzietà del giudice”. Per quanto riguarda il Csm? “Bisogna assicurarne un funzionamento libero, anche se il termine è forte e forse improprio, dall’incidenza e dal condizionamento delle correnti”.
Quale il problema più urgente del Csm?
“Quello della composizione e del sistema elettorale. Se la legge verrà approvata, si valuterà l’applicazione e i limiti del sorteggio. In caso contrario, è comunque opportuna una riscrittura della legge elettorale. Il Csm dev’essere organo di garanzia e non di rappresentanza”.
Decidono le correnti?
“Che le correnti diano luogo a degenerazioni dipende dalla professionalità e dalla coscienza delle persone. Il punto che è non vi siano preferenze nelle carriere ancorate all’appartenenza a questa o quell’altra area. Che vi sia una garanzia del Csm per la carriera e non un dominio sulla carriera”.
Il sorteggio dei membri non rischia di penalizzare la qualità?
“Non solo. Può essere sorteggiato chi non ha alcun interesse nelle attività organizzate. Ad esempio nelle università ci sono ottimi professori o scienziati che non farebbero mai il preside o il rettore, così come ci sono magistrati che sono giuristi insigni ma che non farebbero mai il presidente di un tribunale con compiti organizzativi. Altri possono essere più orientati e idonei a questi compiti”.
Almeno sul sorteggio si sbilancia? Il suo sarà un “sì” o un “no”?
“È una soluzione diretta a rompere il dominio delle correnti sui sistemi elettorali. Mi chiedo se ci possano essere dei temperamenti al sorteggio, che la legge potrebbe prevedere, o modalità elettorali che raggiungano lo stesso obiettivo”.
Anche lei, come altri, teme che il pubblico ministero finisca sotto il potere dell’esecutivo?
“La Costituzione attuale afferma che il pubblico ministero ha le stesse garanzie della magistratura giudicante. E in questo non verrà modificata”.
In futuro?
“Non si può ritenere che quello sia il cammino”.
È vero che questa riforma depotenzia e mortifica la magistratura?
“Non credo sia adeguato parlare di potenziamento o depotenziamento e mortificazione. Non è un rapporto di forza tra i poteri. Semmai bisogna individuare la modalità più opportuna per assicurare e mantenere l’indipendenza della magistratura da ogni altro potere. Semmai vedo un rischio nei due Csm”.
In quali termini?
“Mi soffermo sulla corporazione dei pubblici ministeri: sono circa 1/3 dei magistrati totali e hanno poteri formidabili, perché l’esercizio dell’azione penale è un potere forte che incide sulla libertà degli individui e lo stesso esercizio dell’accusa colpisce nella vita indipendentemente dalla condanna. C’è il rischio, e spero non sia così, di un’autoreferenzialità accentuata della corporazione che potrebbe contrapporsi anche ad altre istituzioni”.
La sua analisi si contraddistingue per i toni pacati, la discussione generale, invece, è sempre più aspra…
“Mi pare ci siano elementi di disordine. La magistratura che organizza un comitato per il “no” è un’espressione singolare, dal loro punto di vista probabilmente giustificata”.
E dal suo?
“Mi chiedo se non ci sia anche un po’ di disordine nel governo che dice che il risultato del referendum non lo toccherà in nessun modo”.
Non ci crede?
“Il Disegno di legge è stato presentato e voluto fortemente dal governo, senza alcuna modifica parlamentare. Questo significa che è una volontà governativa che ora viene messa in qualche modo a confronto con quella popolare”.
Con l’Anm non c’è stato alcun confronto. Sbagliato?
“Mi pare che la legge abbia limitato il potere d’interdizione della magistratura”. Ovvero? “Le leggi che riguardavano la magistratura sono sempre state in qualche modo negoziate”.
Perché, in questo caso si è agito diversamente?
“Il potere di interdizione è un puro rapporto di forze, non ha fondamento giuridico. Evidentemente il mondo politico è diventato meno sensibile alle richieste e alle sollecitazioni della magistratura”.
Anche gli attacchi della politica verso le toghe sono diventati più duri…
“Auspico che la discussione diventi meno velenosa. E che, nell’ambito del recinto della legge in discussione, venga analizzata alla riforma con un’attenzione particolare a quegli approfondimenti che, legge o non legge, dovranno comunque essere affrontati”.











