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di Mattia Feltri

La Stampa, 10 aprile 2025

La sfida è durissima ma abbiamo tutte le carte in regola per vincerla. L’anno scorso, quello del record assoluto, nelle carceri italiane abbiamo avuto ottantotto suicidi, esattamente uno ogni 4,14 giorni. Quest’anno, trascorsi quasi tre mesi e mezzo, i suicidi in carcere sono ventisette - l’ultimo martedì a Cuneo, se il numero non è salito nella notte -, ovvero uno ogni 3,57 giorni. Avanti di questo passo, il primato di ottantotto dovrebbe essere battuto e con un po’ di fortuna si può ambire alla favolosa quota cento, mai toccata manco quando c’era Lui, Benitone. Lo sforzo è immane e, da Giorgia Meloni in giù, nessuno lo prende sottogamba: pensate che, quando l’attuale governo è entrato in carica, nel settembre del 2022, i detenuti erano 55 mila e ottocento. Oggi sono oltre 62 mila.

Quasi settemila detenuti in più, in due anni e mezzo, significa una crescita del 12 per cento. Significa soprattutto che non si sta lasciando nulla di intentato per lo storico traguardo. E non è per niente facile in un paese in cui il popolo non ha alcun senso dello Stato, non collabora, e anche l’anno scorso ha commesso meno reati, addirittura gli omicidi fanno registrare un meno 13 per cento. Soltanto grazie a una volontà ferrea e a una fantasia inesauribile, il governo continua a inventare nuovi reati e a inasprire le pene, e a incrementare il sovraffollamento, senza il quale i suicidi andrebbero in drammatica recessione. Dopodiché, si fa quello si può. Per dire: l’anno scorso ottantotto suicidi, ma su oltre duemila tentativi. Cari detenuti, lo sforzo è encomiabile, ma i risultati possono e devono essere migliori.