di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 19 marzo 2015
"Il carcere così com'è pensato non fa altro che affermare il criminale in carriera". (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com)
Vi ricordate? Tempo fa il Ministro della Giustizia per tentare di risolvere alcuni problemi e per portare umanità e legalità nelle nostre patrie galere aveva lanciato l'idea di organizzare gli Stati Generali sui temi della pena e del carcere. In una riunione di "Ristretti Orizzonti" abbiamo allora pensato di chiedere al Ministro della Giustizia Orlando di fare gli Stati Generali nella Casa di reclusione di Padova per dar voce, attraverso la nostra redazione, a tutta la popolazione detenuta italiana.
In seguito il ministro Orlando durante il maxi convegno organizzato dalle Camere penali a Palermo aveva dichiarato "Nel mese di aprile faremo una riflessione complessiva, a cui abbiamo dato il nome di Stati generali della pena, non solo con gli addetti ai lavori, ma anche con chi c'è dentro le carceri". Per non arrivare all'importante evento impreparati, molti di noi "giornalisti detenuti" volontari della redazione di Ristretti Orizzonti abbiamo iniziato a scrivere ad altri detenuti in tante carceri d'Italia per confrontarci, raccogliere testimonianze, pareri e consigli di come affrontare l'importante evento. Ecco alcune riflessioni di un prigioniero che mi sono arrivate:
(...) Qui tutto è pulito, tutto ordinato, sbarre e cemento dappertutto, dove ognuno ha un posto preciso e nessun desiderio perché ormai i detenuti dopo tanti anni di carcere sono più interessati a cercare la libertà che a trovarla. Pensa, Carmelo, che ho la cella singola, il computer in stanza, qui il vitto è pure buono e abbondante. E ci sono pure le scuole, abbiamo anche la palestra, ma anche se sotto un certo punto di vista è una prigione dorata è pur sempre una prigione perché non vedo mai uscire nessuno. E vedere un detenuto che esce per un prigioniero è sempre un motivo di speranza per quelli che rimangono, ma qui in Alta Sicurezza non vedo quasi mai uscire nessuno perché siamo tutti ergastolani.
Vedi, Carmelo, qui da noi i detenuti temono non tanto di essere giudicati per quelli che siamo ma soprattutto abbiamo paura di essere giudicati per quelli che non siamo più. Una volta forse ci trattavano peggio, mangiavamo male, dormivamo male, e qualche volta ci picchiavano pure, ma avevamo la speranza. Ora non l'abbiamo più perché siamo diventati schiavi della nostra pena. Penso che una volta i prigionieri erano più vivi di adesso, non erano rassegnati come adesso, non aspettavano solo la libertà ma lottavano per averla, con le buone o con le cattive. Quelli erano i tempi delle evasioni, delle rivolte, delle lotte per la riforma carceraria, per la legge Gozzini. Non c'era la scuola, niente corsi, nessuna attività lavorativa, nessun laboratorio culturale. Eravamo costretti a trascinarci dalla cella al passeggio e viceversa.
Fra di noi compagni c'era però solidarietà, fiducia, lealtà, collettività e c'era il seme della ribellione culturale. Ora invece molti detenuti tentano di essere diplomatici e cercano di essere quello che gli operatori penitenziari si aspettano da loro e nascondono il loro stato d'animo e questo a mio parere è un male. Il potere carcerario si è strutturato in un esercito di criminologi, educatori, psichiatri, assistenti sociali, commissari, ispettori, insegnanti. La cosa strana è che quando il loro parere sui detenuti è negativo conta, quando invece è positivo non vale. E va a finire che conta di più il parere delle forze dell'ordine espresso 10, 20, 30 anni fa. La verità è che i detenuti di adesso vivono per quando usciranno, invece i detenuti di una volta vivevano tutti i giorni (...).
Signor Ministro della Giustizia Orlando, ecco di che cosa vorremmo discutere durante gli Stati Generali sul carcere e sulla pena, se ha veramente intenzione di convocarli e di fare partecipare i detenuti della redazione di Ristretti Orizzonti. Ci faccia allora sentire che gli Stati Generali non sono chiacchiere, ma una autentica possibilità di un confronto serio con noi detenuti. Noi aspettiamo.. Un sorriso fra le sbarre.










