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di Enrico Sbriglia*

direnews.it, 10 luglio 2026

L’esigenza di verificare dall’interno delle carceri la devastante realtà ereditata. Ancora una volta siamo costretti a lanciare un alert. Quanto accaduto nel carcere di Firenze Sollicciano (il sequestro, firmato dal Gip di Firenze, che ha interessato ben 7 sezioni del malandato istituto, per le orribili condizioni detentive, non più tollerabili), quanto sta accadendo a Bologna, carcere della Dozza (mancanza di acqua in estate e proteste dei detenuti che si sono rifiutati di rientrare in cella e hanno appiccato il fuoco), sono soltanto gli ultimi drammatici segnali di un disagio che monta progressivamente nei 189 istituti penitenziari della Nazione, quale inevitabile maturazione di almeno venti anni di disattenzione sistematica verso il mondo della pena, con gli istituti penitenziari ormai ridotti a meri contenitori di carne umana umiliata.

Ecco perché irrita la circostanza che le veline ministeriali siano state in grado di indurre lo stesso Guardasigilli, On. Nordio, ed il neo Sottosegretario, Sen. Balboni ad esporsi pericolosamente ed ingenuamente, al punto da convincerli a sostenere come il nostro asfittico sistema penitenziario sia addirittura da imitare ed “esportare” altrove, prendendo le mosse dal trasferimento, non straordinario e che è costato chissà quanto sul piano erariale, di un numero certamente consistente di detenuti sottoposti al 41 bis, smistati dalle sezioni speciali, dove erano precedentemente allocati, per concentrarli in altri istituti della Repubblica.

In fondo si trattava di attività “ordinaria”, perché programmata e programmabile, di persone ristrette le quali, considerate alla stregua di inanimati imballi pericolosi, venivano trasferite da un luogo all’altro del Paese, ovviamente con tutte le doverose precauzioni del caso, ma certamente pianificabili, e che in passato, forse per ragionevole prudenza, non avevano trovato uguale risalto e pubblicità da parte della stessa amministrazione. Forse erano altre epoche, altre le storie di amministrazione. Basti pensare che grandi spostamenti di detenuti, realizzati negli anni passati, quelli sì in situazione di straordinaria emergenza (ad esempio a causa di terremoti o per fatti eccezionali), non avevano avuto lo stesso rilievo, forse perché non dovevano diventare una spilletta da esibire per ragioni le più diverse.

Ma davvero si è convinti, mentre le carceri vengono assediate da cimici e mostrano uno scandaloso degrado, che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria debba insegnare qualcosa ad altri Stati? Le operazioni di trasferimento di detenuti pure ad alto indice di pericolosità, in verità, sono cosa assolutamente “altra”, diversa, rispetto alla complessità e alle difficoltà quotidiane in cui si imbatte ogni operatore che lavori dentro le carceri italiane; il servizio di “Delivery penitenziaria”, com’era in passato, prima del passaggio di tali incombenze dall’Arma dei Carabinieri alla Polizia Penitenziaria, avrebbe potuto trovare tante altre forze dell’ordine in grado di assolverlo: è invece all’interno dei nostri istituti di pena il contesto ove per davvero ci si dovrebbe concentrare, al fine di garantire sicurezza, assicurando anzitutto delle condizioni di vita dignitose alle persone detenute ed un clima lavorativo non ostile verso gli operatori penitenziari.

Raccontare, invece, come spesso si legge nelle news ministeriali di risultati strabilianti, di fronte alla situazione di una estate bollente appena all’inizio, è come lanciare delle bombe di distrazione di massa, che potrebbero essere percepite come delle provocazioni da parte delle persone detenute, dei loro familiari, degli avvocati, dei magistrati, dei ministri di culto, degli insegnanti, dei volontari, degli operatori penitenziari: non vedere come le carceri siano piegate su sé stesse, contorcendo le vite di chi è al loro interno, qualunque sia il proprio ruolo, di detenuto oppure di operatore penitenziario, è sconcertante!

Pertanto, al fine di sfatare l’assunto che i direttori penitenziari siano accondiscendenti verso una situazione che invece subiscono pesantemente, questa sigla rappresentativa della dirigenza penitenziaria intende precisare che i responsabili degli istituti - ove gli uffici centrali ne eliminassero il divieto, nonché acquisite, ove occorrano, le autorizzazioni delle Autorità Giudiziarie - non sarebbero contrari nel consentire che i Garanti, idem i parlamentari in visita ispettiva, accedano in carcere con delle videocamere o macchine fotografiche, per riprendere luoghi e contesti. Ciò consentirebbe di mostrare la difficile realtà nella quale i direttori operano quotidianamente, coordinando lavorando fianco a fianco con quel personale della Polizia Penitenziaria ancora rimasto nelle carceri, insieme ai funzionari civili, fronteggiando, con i pochi mezzi a disposizione, un cronico sovraffollamento detentivo in strutture spesso fatiscenti, per il cui risanamento le direzioni non hanno disponibilità di fondi spendibili, oltre che di supporto tecnico.

Al 30 giugno i detenuti presenti nelle carceri italiane erano ben 64.773, con una capienza regolamentare tutta da riconsiderare di 51.180, ma in realtà i posti disponibili sono ben inferiori. Pure per questo non dispiace che si effettuino riprese video e fotografie sullo stato dei luoghi da parte dei Garanti, qualunque sia la loro competenza territoriale (locale, regionale, nazionale), subordinando un tanto ad un controllo preventivo, allo scopo di accertare che non siano state riprese persone che non abbiano concesso la liberatoria per l’uso della propria immagine e che non risultino fotografate o riprese aree particolarmente sensibili per la sicurezza, quali, ad esempio, quelle che afferiscano l’armeria di reparto o i locali che ospitano i sistemi di sicurezza dell’istituto. In tal modo, anche attraverso delle immagini, l’opinione pubblica avrà maggiore contezza dello stato delle nostre strutture detentive, valorizzando gli esempi virtuosi oppure, al contrario, interrogandosi sulle responsabilità per ciò che è stato fatto male o si è finto di fare. Certo è, però, che i direttori non vogliono più essere il punching ball di un sistema malato, né essere complici di una narrazione falsata della realtà.

Per favore, Ministro, Viceministro e Sottosegretari tutti, andate a verificare di persona le sezioni detentive e non fermatevi ai locali “belli” delle direzioni: controllate le celle, contate il numero dei letti impilati a castello o quanti sono sistemati per terra, prendete atto che mancano addirittura gli sgabelli, che le docce sono pietose, che non scorre sempre acqua potabile, che gli impianti elettrici sono spesso fuori norma, che non c’è aerazione, etc. etc. Tutto questo vi aiuterà a comprendere meglio il perché di tante proteste da parte dei detenuti e, Vi assicuriamo, i direttori penitenziari Vi attenderanno a braccia aperte per ringraziarVi.

*Coordinatore Nazionale della Dirigenza Penitenziaria FSI-USAE