di Andrea Malaguti
La Stampa, 9 febbraio 2025
I fili storici si spezzano uno dopo l’altro. E la nostra memoria con loro. L’assedio alla Corte penale internazionale dell’Aja, nata dalla conferenza di Roma del 1998 per occuparsi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, è preoccupante. Stati Uniti e Israele l’attaccano. L’Europa la difende e la scuda. L’Italia, rompendo nuovamente il fronte delle alleanze continentali, dopo l’imbarazzante caso Almasri, ignora la scelta di Bruxelles e si schiera con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, due uomini per cui, parafrasando Alan Minc su Macron, ogni evento deve collocarsi nel romanzo che essi stessi scrivono delle loro vite. Ego di dimensioni mongolfieriche, ormai padroni del nostro destino. Perché gli crediamo mentre piegano alla loro volontà i valori in cui noi occidentali supponevamo di ritrovarci? Perché hanno consenso? Perché, in definitiva, il vento tanto violento quanto impalpabile delle loro parole ha acquistato un peso definitivo e trascina con sé anche il governo italiano?
Due sere fa ero ad un incontro al Polo del ‘900 di Torino assieme all’ambasciatore Pietro Benassi e alla storica Anna Foa, autrice de Il suicidio di Israele, uno dei libri più belli, diretti e controversi di questi ultimi anni. La sala era piena. Soltanto per quel titolo, coraggioso e preciso, Foa, impegnata da sempre sulla sensibilizzazione delle nuove generazioni alla conoscenza della Shoah, è oggetto da mesi di un linciaggio strisciante. A un certo punto ha detto: “Molti hanno dimenticato i motivi per cui nascono le corti internazionali di giustizia. Bene, uno di quei motivi è la Shoah”. Lo sterminio di sei milioni di ebrei rastrellati in ogni luogo e poi il processo di Norimberga, i nazisti alla sbarra, da Hermann Goring a Rudolf Hess. La storia che si ricostruisce. L’orrore ricondotto nel suo recinto. Spiegato. Elaborato. Finalmente conosciuto. La memoria, la nostra, quella di Israele, che prende forma per aiutarci a non precipitare nuovamente nell’abisso. Una corazza contro la follia. Interessa ancora a qualcuno? “Oggi la giustizia internazionale attaccata da Israele rappresenta anche un attacco alla memoria”, dice Foa a un uditorio che la applaude con vigore. Come si ferma questo disastro?
Una domanda alla quale è chiamato a rispondere anche il governo Meloni alla vigilia del Giorno del Ricordo, la commemorazione dei massacri delle foibe. La destra, novecentesca o del nuovo millennio, si è battuta a lungo per il giudizio di una corte su quegli orrori, per accusare gli infoibatori, inchiodarli alle loro responsabilità, ricostruire quei giorni, restituire quel capitolo feroce ai libri di scuola, rivendicare le lapidi e le celebrazioni. Consegnare alla presenza del Capo dello Stato (il primo a piegarsi davanti alle lapidi di Basovizza fu Cossiga, poi Ciampi portò il ricordo al Quirinale) il riconoscimento di una catastrofe umanitaria. E ora? Possibile che a nessuno venga in mente una sovrapposizione tra ciò che furono costretti a subire i giuliano-dalmati, il loro esodo, e il destino del popolo palestinese considerato alla Casa Bianca un fastidioso pacco postale da allontanare dalla Striscia per essere depositato in un ipotetico e confinante altrove, così da consentire all’aristocrazia americana di giocare a beach volley a Mar-a-Gaza? Non sarà che la destra ha abbandonato le proprie idee con la stessa naturalezza con cui certe persone abbandonano una festa noiosa? Bisogna fare attenzione ad attaccare i tribunali internazionali. Bisogna avere paura di seppellire la memoria.
Senza contare che i continui ammiccamenti di Roma a Washington, dai dazi all’Ucraina, dal Medio Oriente ai tribunali penali, fanno pensare che il rapporto con Donald Trump non sia gratuito. Come ci comporteremo quando saremo tenuti a scegliere, in modo chiaro, tra lui e l’Europa? Il discorso, per certi versi epocale, del Presidente della Repubblica a Marsiglia, segnala con chiarezza la presenza di un bivio. Se un uomo prudente ed equilibrato come Sergio Mattarella evoca i neo-feudatari del terzo millennio che usurpano la democrazia, puntando il dito contro le mosse da Terzo Reich di Trump, Musk e Putin, significa che il confine che divide la stagione degli allarmi da quella dei conflitti espliciti è sempre più sottile. Il Colle e Palazzo Chigi interpretano in modo opposto i segnali del tempo. Un rischio letale per Mattarella, un nuovo orizzonte per la presidente del Consiglio, che, dall’esplosione del caso Almasri e del conflitto clamoroso e inedito tra i nostri 007 e la Procura di Roma, non ha ancora fatto sentire pubblicamente la sua voce, segno che la crisi è seria. Alimentata, per giunta, dalle uscite infelici del ministro Nordio e dalle accuse velenose del patriota Matteo Salvini che parla di “regolamento di conti all’interno dei servizi segreti”.
Ora, i servizi sono da sempre un elemento di disordine, ma anche la spia dello stato di salute dei governi. I ricambi ai vertici hanno prodotto scossoni non ancora completamente assorbiti. E se la prima linea di comando è saldamente schierata con Palazzo Chigi, è difficile dire lo stesso di chi è rimasto legato ai comandi precedenti. Assestamenti tellurici. Scosse pericolose, apparentemente in assorbimento, che di sicuro non migliorano l’umore di Giorgia Meloni giunta al momento forse più complicato della sua esperienza alla guida del Paese. Un tempo si sarebbe detto che ha un bisogno urgente di difendere la propria credibilità, ma oggi serve ancora la credibilità per tenere salde le redini di un Paese? O è sufficiente salire sul carro del più forte - quello Musk-trumpiano - sperando di non essere scaraventati fuori alla prima curva? I maestri dell’indicibile hanno preso il sopravvento. Le parole pesano quanto la carta velina, non c’è più neppure bisogno dell’illusionistico tentativo di dare solidità al vento.
Fuori dal Polo del ‘900, finito l’incontro con Anna Foa, un professore torinese di liceo mi avvicina. Mi dice: lei la conosce la storia di Garibaldi in Inghilterra? “Qualcosa”, mi difendo. Mi spiega: “Arrivato a Londra nel 1864, Garibaldi trovò ad attenderlo a Trafalgar Square 500mila inglesi in delirio. La sua popolarità era tale da indispettire la Regina Vittoria che chiese al suo primo ministro: perché quel socialista con la camicia rossa è così popolare? La risposta fu: perché Garibaldi è un uomo che dice ciò che pensa, fa ciò che dice, è ciò che fa”. Bell’aneddoto. Che porta all’ennesima domanda: perché la coerenza e la credibilità non sono più necessari per creare un rapporto di fiducia con i propri elettori?
Perché viviamo nell’epoca del tempo breve. Della Grande Accelerazione. E degli smarrimenti. Quella in cui la politica, incapace di stare al passo con i tempi, si affida alla scommessa più facile: l’annuncio. Non serve dimostrare, basta dire. La credibilità è stata sostituita dalla creduloneria, le convinzioni dalle illusioni. E in questo gioco delle tre carte nessuno è più bravo dei turbo populisti. Donald Trump guarda negli occhi i suoi elettori e non ha paura delle sue parole: “Ehi, amico bianco texano, io preferisco te a qualunque messicano”. E lui, felice di essere stato visto, di avere trovato qualcuno che gli chiede come sta, non ha dubbi su che cosa fare nell’urna. La sinistra, invece, da quanto tempo non chiede ai propri elettori come stanno, da quanto tempo non affianca le domande sugli emarginati a quelle su chi, dopo una vita tranquilla, si sente risucchiato nel pozzo delle incertezze?
Sarebbe una domanda utile, mentre l’internazionale Maga-Mega, guidata da Elon Musk, si raduna a Madrid al grido di “meno Europa, più libertà”, come se non fosse proprio il Vecchio Continente, da ottant’anni, il posto in cui si vive meglio nel pianeta. Loro sì - gli Orban, i Salvini, i Le Pen e gli Abascal - andrebbero accompagnati con un po’ di vigore a Mosca o a Pechino per vedere l’effetto che fa. Ma i progressisti non hanno fiato, mentre le destre xenofobe, suprematiste e ultranazionaliste, che marciano unite nel nome di Starlink vibrano orgogliosamente all’unisono come il soprano e il tenore di un’opera lirica, dove, come cantava Lucio Dalla, ogni dramma è un falso.











