di Rocco Tralli
Il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2026
Un Paese spaventato vuole protezione, uno consapevole vuole soluzioni. La paura è una delle emozioni più potenti, semplifica la realtà, cattura l’attenzione e spinge a cercare protezione. Ed è proprio per questo che, nella comunicazione politica e sui social, funziona molto bene. Basta scorrere un feed per trovare una successione continua di aggressioni, furti, risse, degrado e violenze. Episodi reali, naturalmente, ma quando viene mostrata sempre e soltanto una parte della realtà, il rischio è quello di trasformare la cronaca in una percezione permanente di allarme. E così, bastano pochi minuti sui social per darci l’impressione di vivere in un Paese completamente fuori controllo. La politica ha imparato a fare leva sul pericolo immediato, tralasciando le criticità strutturali che incidono davvero sulla vita quotidiana: una scuola fragile, salari insufficienti, la difficoltà dei giovani nel costruirsi un futuro, la violenza sulle donne, l’integrazione mancata, la crisi demografica e la delocalizzazione delle attività produttive. Sono proprio questi i temi su cui la politica dovrebbe costruire attenzione, consenso e, soprattutto, risposte.
Quando un’impresa sposta la produzione all’estero non si perde solo un posto di lavoro: si impoverisce un territorio, privandolo di competenze e prospettive. E quando sempre meno giovani riescono a formare una famiglia, non siamo di fronte a una scelta privata, ma a un’emergenza che minaccia il futuro economico e sociale dell’intero Paese. Sicurezza e politiche sociali non sono due mondi contrapposti, ma sono parti della stessa risposta. Forse la politica dovrebbe iniziare a parlare dei problemi sociali con la stessa forza con cui oggi riesce a parlare delle paure. Perché ciò che viene ripetuto ogni giorno finisce per diventare una priorità nell’immaginario collettivo. La domanda, allora, non è soltanto di che cosa abbiamo paura. È anche: chi decide ogni giorno di che cosa dobbiamo avere paura? Perché un Paese spaventato cerca protezione. Un Paese consapevole, invece, pretende soluzioni.









