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di Iuri Maria Prado


Libero, 27 giugno 2020

 

Forse soltanto i giornalisti mostrano altrettanta prepotenza reazionaria quando è in discussione qualche riforma che li riguarda: senonché i giornalisti tutt'al più possono spacciare notizie false e sputtanare la gente, che sono cose anche molto gravi ma non quanto quelle che può farti un magistrato nel normale disbrigo del suo ufficio, vale a dire sbatterti in galera, toglierti la famiglia, sequestrarti la casa, l'azienda, lo stipendio devastando ogni ambito della tua esistenza fisica, civile e professionale: il tutto, a volte (anzi molto frequentemente), prima della sentenza che alla fine ti assolverà.

Chi è dotato di questo potere immenso dovrebbe fare il piacere di accontentarsene senza pretendere di essere il giudice esclusivo pure di sé stesso, mettendosi di traverso quando la società e il legislatore manifestano l'increscioso desiderio di esercitare la sovranità che la Costituzione, fino a prova contraria, non attribuisce ai pubblici ministeri.

E non si capisce per quale motivo mai il dibattito pubblico sulle riforme in campo di giustizia debba essere diretto dalle ammonizioni dei magistrati che mostrano il pollice verso davanti a ogni ipotesi di riforma che non gli piaccia, cioè qualsiasi riforma che non preveda più galera per tutti, il diritto del magistrato di fare quello che gli pare e l'obbligo per il resto del mondo di inchinarsi al suo potere.

Nel persistere essenziale del fascismo italiano, così buffo quando si trasfigura nel fraseggio democratico, la spinta corporativa viene dappertutto e tutte le arti provano a esercitarla: solo che se dobbiamo rifare le norme sugli impianti di riscaldamento non è che facciamo decidere gli idraulici, e non lo facciamo perché quelli non hanno analoghi strumenti di pressione (al più ci uccellano la moglie, che è una pressione anche quella ma amen), mentre i magistrati ti spiegano che la democrazia è in pericolo se non togliamo al condannato il diritto di fare appello o se smettiamo di mandare in mondovisione le conferenze stampa sulla rivoluzione giudiziaria che smonta il paese come un trenino Lego.

E te lo spiegano, appunto, stando seduti su quel loro potere esclusivo, un potere che non ha bisogno di essere adoperato per assolvere alla sua funzione intimidatrice. Serve precisare che non tutta la magistratura si pone con questi modi rispetto al dibattito pubblico sulla giustizia? Non serve, perché è indiscusso che la parte maggioritaria della magistratura, saggiamente, si astiene dal parteciparvi e assiste probabilmente con perplessità alle esibizioni degli influencer togati che governano la scena.

Quest'altra parte rischia tuttavia di far la figura di un'armata agli ordini di un pugno di generali impazziti se continua a starsene in silenzio: alzare la mano e dire qualcosa di diverso non sarebbe ammutinamento, anche perché il potere di quegli altri è puramente usurpato.