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di Tommaso Carboni

La Stampa, 28 febbraio 2024

L’azienda tedesca Rheinmetall è tra i protagonisti del riarmo europeo. Il valore delle sue azioni è quadruplicato dal 2022. Al secondo posto per guadagni in borsa c’è la svedese Saab, terza Leonardo. “Fino a qualche mese fa ci volevano bandire, dicevano che eravamo cattivi, che la nostra industria era dannosa”. L’amministratore delegato di Rheinmetall, il gigante tedesco della produzione di armi, aveva commentato così al Financial Times la svolta epocale della Germania in materia di difesa. Era giugno del 2022, e il governo del cancelliere Scholz aveva appena annunciato un investimento di 100 miliardi di euro in spese militari come risposta alla guerra di Putin all’Ucraina. Oggi l’azienda tedesca è tra i protagonisti del riarmo europeo. Il valore delle sue azioni è quadruplicato dal 2022. I guadagni in borsa riflettono ciò che succede nelle fabbriche: Rheinmetall è uno dei grandi fornitori europei di proiettili d’artiglieria 155 millimetri, di cui l’Ucraina a corto di munizioni ha un disperato bisogno. Entro il 2026 il gruppo tedesco dovrebbe riuscire a produrre 700mila colpi l’anno. Prima dell’invasione dell’Ucraina ne produceva 70mila. Aumentano la produzione anche la britannica BAE Systems, la francese Nexter e Nammo, di proprietà dei governi finlandese e norvegese.

Al secondo posto per guadagni in borsa c’è la svedese Saab; il suo fiore all’occhiello è il jet da combattimento Gripen, ma è un’altra arma che l’ha resa protagonista in tempi più recenti: il lancia missili anticarro NLAW, portatile e leggero, in grado di distruggere anche mezzi corrazzati pesanti. Ne sono stati spediti migliaia in Ucraina, dove hanno fatto strage di carrarmati russi. Gli altri prodotti Saab risultati molto utili sono i radar per la difesa aerea - che gli ucraini usano per intercettare gli attacchi russi. Dal 2022, secondo il MSCI World Aerospace and Defense (un indice internazionale che misura la performance del mercato aerospaziale e della difesa), le azioni di Saab hanno registrato una variazione di prezzo del 244 per cento. La terza azienda sul podio è l’italiana Leonardo: una variazione del 198% (dati riportati dal Financial Times, fonte Refinitiv). Leonardo è sotto i riflettori anche per l’aumento degli ordini ricevuto da MBDA, il maggior produttore di missili europeo, una società che il gruppo italiano controlla insieme ad Airbus e BAESystems. Nel 2022 MBDA ha ottenuto commesse per 9 miliardi di euro; nel 2023 ha firmato contratti per sei miliardi di sterline con la Polonia per apparecchi di difesa aerea e con Francia e Germania per aumentare la produzione. I missili formano la difesa aerea che protegge l’Ucraina dalla Russia.

Questi produttori di armi reagiscono agli impulsi che vengono dalle capitali europee. I governi si rendono conto della necessità di aumentare gli investimenti militari. L’Europa si trova all’improvviso tra l’incudine e il martello: da una parte la Russia sempre più bellicosa, che indirizza il 7% del Pil al budget militare; dall’altra il possibile ritorno di Donald Trump, che non solo sta bloccando nuovi aiuti all’Ucraina, ha anche messo in dubbio l’articolo 5 di mutuo soccorso della Nato. I paesi Nato europei quest’anno spenderanno circa 380 miliardi di dollari in difesa. È una crescita che in realtà va avanti dal 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea. L’arsenale però si sta ripristinando dopo un dividendo della pace molto lungo. Nel 2022 - quindi già dopo otto anni di aumenti - la spesa dei membri Nato europei non superava in termini reali quella del 1990. Questa difficoltà si vede anche nei colpi d’artiglieria, una difficoltà in parte condivisa dagli Stati Uniti visto che loro stessi faticano ad aumentarne la produzione. La scorsa primavera l’Europa aveva promesso di fornire all’Ucraina un milione di proiettili da 155 millimetri. Se va bene ne arriveranno la metà. Gli analisti dicono che Avdiivka, la città presa dai russi nel Donbas, è caduta proprio per un deficit di munizioni. Gli ucraini stanno razionando i proiettili. Per ovviare all’emergenza la Repubblica Ceca dice di aver “identificato” 800mila colpi disponibili fuori dall’Unione Europea, e ha proposto di comprarli con uno schema comune. Il premier ceco ha detto che almeno 15 paesi europei sono interessati all’iniziativa. La somma necessaria per l’acquisto non è così elevata: 1,5 miliardi di euro. Se l’Europa fallisse sarebbe davvero imbarazzante. Fallirebbe dove è riuscita la Corea del Nord, una dittatura miserabile, che ha dato alla Russia un milione e 500 mila proiettili.

Molti esperti fanno notare che l’Europa non ha bisogno di tutti quei colpi per obici e mortai. Ed è vero perché combatte in modo diverso, contando sulla supremazia tecnologica di aeronautica e marina. Quest’anno, come abbiamo detto, la Nato europea spenderà circa 380 miliardi di dollari per la difesa. L’Economist sostiene che a parità di potere d’acquisto è più o meno il budget della Russia. La domanda è questa: se l’America ci abbandona, è abbastanza per difendersi da Putin?