di Maurizio Ricci
La Repubblica, 28 marzo 2022
Europa, Usa e i governi che ospitano grandi cause farmaceutiche si sono finora opposti alla sospensione dei brevetti. Ora qualcosa, lentamente, si muove. Ma basta un voto negativo, su 164, per fermare tutto.
Mezzo miliardo di persone nel mondo hanno avuto il Covid, sei milioni sono morte. Da quando è apparsa la variante Omicron, ci sono stati tre milioni di decessi. Negli ultimi 15 giorni si sono registrati oltre 23 milioni di contagi. La contabilità della pandemia fa paura e fa paura anche il futuro. Per bloccare un virus, infatti, occorre bloccare la sua possibilità di replicarsi e le sue chances di mutazione. È la logica delle vaccinazioni di massa con cui i paesi più ricchi hanno immunizzato, spesso anche con tre dosi, percentuali fino al 90 per cento della popolazione. Ma il virus non conosce frontiere e quel 90 per cento di vaccinati vale poco se, al di là dei confini, ci sono i paesi poveri dove solo il 4 per cento ha ricevuto almeno due dosi di vaccino.
Tutto questo è stranoto fin dall’inizio della pandemia, 26 mesi fa. Ma sono 18 mesi che, al Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, si discute di una sospensione dei brevetti che consenta a giganti del generico, come l’israeliana Teva e la Big Pharma indiana, di sfruttare i loro impianti per produrre le centinaia di milioni di dosi di vaccino che consentano di estendere a livello globale la copertura di massa dei vaccini. A bloccare, in tutti questi mesi, la liberalizzazione, soprattutto i governi di paesi che ospitano grandi aziende farmaceutiche, come Gran Bretagna, Svizzera e, in blocco, l’Unione europea. Tesi comune: i brevetti salvaguardano l’innovazione, meglio pensare, per moltiplicare la produzione di vaccini, ad accordi bilaterali di parnership fra aziende.
Di queste partnership, però, finora se ne sono viste poche e, alla fine, il muro a difesa dei brevetti ha cominciato a mostrare qualche crepa. Da qualche giorno circola il testo di un compromesso - fra Usa, Ue (i paesi dei brevetti), India e Sudafrica (i primi a proporre la sospensione della proprietà intellettuale) - che apre la strada ad una diffusione a livello mondiale della produzione di vaccini anti-Covid. Non è ancora un accordo, solo una bozza. E, prima che diventi operativo, occorre comunque che lo approvino non solo i quattro firmatari, ma gli altri 160 paesi che fanno parte del Wto: basta un voto contrario per far saltare tutto. Almeno, però, la strada si intravede.
Il testo dice che “si possono usare brevetti per produrre e distribuire vaccini Covid, senza il consenso del titolare del brevetto, nella misura necessaria ad affrontare la pandemia”. La sospensione vale non solo per il vaccino vero e proprio, ma anche per gli ingredienti e i processi tecnicamente necessari alla produzione, una precisazione importante, in particolare per vaccini complessi come quelli che, nei vaccini a Rna messaggero (Pfizer e Moderna), coinvolgono la genetica.
Nel testo, ci sono una limitazione e una omissione. La limitazione specifica che di questa sospensione possono beneficiare solo paesi che, nel 2021, hanno esportato meno del 10 per cento delle esportazioni globali di vaccini Covid. In parole semplici, non potrebbe approfittarne la Cina. L’omissione riguarda, invece, i brevetti sui test di contagio e sui farmaci anti-Covid. Di una sospensione anche di questi brevetti si parlerà solo sei mesi dopo un eventuale varo della sospensione per i vaccini.
L’omissione di test e farmaci per curare i già malati è la critica più aspra al compromesso da parte di chi da tempo denuncia, nel comportamento dei paesi ricchi (in questo caso l’aggettivo non è generico: sono quelli che si possono permettere di pagare le dosi), una “apartheid dei vaccini”. Ma l’accordo, dicono anche molti scienziati, si limita ad impedire a Pfizer, Moderna o Novavax di far causa a chi produce i vaccini, ma non rende pubblici processi produttivi e tecnologie.
In realtà, questo, probabilmente, non impedisce a giganti sofisticati del generico, come le aziende indiane o israeliane, di riprodurre i vaccini. Il punto chiave - e lo stimolo economico - del compromesso, infatti, è la possibilità, per chi fruisce della sospensione dei brevetti, di esportare, a sua volta, i vaccini. Un’occasione commerciale importante che spiega l’opposizione di Big Pharma all’accordo: a che serve, dicono Pfizer, Moderna e gli altri? Nel 2022, produrremo 20 miliardi di dosi. Ce n’è per tutti. Ma chi le pagherà? Il tira e molla, purtroppo, pare destinato a continuare, a dispetto del progredire della pandemia.











