di Marco Perduca
huffingtonpost.it, 28 dicembre 2024
Tanto rumore che ha generato il nulla legislativo di questi tanti anni. La lamentazione sulle carceri è ormai diventata una pappa talmente tanto riscaldata che anche chi continua a propinarla la vive come un inevitabile automatismo da cui, per educazione, immagine o “empatia”, non può sfuggire, ma che a nulla serve. Sono anni che la politica si straccia le vesti di fronte al sovraffollamento strutturale di cui è causa. E non passa giorno senza che l’ultimo arrivato lanci l’ennesimo appello affinché le cose finalmente cambino perché è “intollerabile”, “oltraggioso”, “insostenibile”, “barbaro” eccetera. “Una situazione del genere è indegna di un paese democratico”.
Lasciando da parte gli appelli papali che, tranne che su questioni reazionarie, lasciano da sempre il tempo che trovano, abbiamo un governo che ritiene che la “riforma della giustizia” sia uno dei motivi per cui ha vinto le elezioni; allo stesso tempo, dalla presidente del Consiglio in giù non ci si pone neanche lontanamente il problema che a nulla servirà separare le carriere della magistratura requirente da quella giudicante se resterà in piedi l’obbligatorietà dell’azione penale, non si introdurrà una responsabilità civile dei magistrati e, soprattutto, se quotidianamente si continueranno a creare nuove fattispecie di reati inasprendo le pene di un codice penale nato durante il regime fascista.
Non passa giorno che non escano notizie sul sovraffollamento carcerario, sulle morti di detenuti e agenti di polizia penitenziaria, casi di malagiustizia, rapporti dei garanti dei diritti delle persone private di libertà e documenti di ong, oltre che libri di vario genere e impostazione e gli immancabili dibattiti su Cesare Beccaria. Tanto rumore per nulla, anzi, tanto rumore che ha generato il nulla legislativo di questi tanti anni - l’ultimo indulto è dell’estate del 2006.
Tutta questa agitazione non entra nelle aule parlamentari e sistematicamente fallisce nel tentativo di convincere il legislatore che un problema strutturale come quello della illegalità delle carceri italiane non possa che esser affrontato con proposte che vanno al cuore del problema - una volta le si sarebbero chiamate radicali: amnistia, indulto, depenalizzazione e decarcerizzazione.
Secondo il sito che l’analista indipendente Marco Della Stella aggiorna quotidianamente, al 26 dicembre 2024 in Italia erano 61.841 le persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 51.312 posti (di questi, però, 4.436 posti non sono disponibili). Il tasso di affollamento è quindi del 131,925%. Durante l’estate era poco sotto il 130%, prima delle feste oltre il 133%.
In attesa della veglia in risposta quanto detto dal Papa all’apertura della seconda porta santa al carcere romano di Rebibbia, che comunque non ci sarà, ci sono passi concreti che possono esser fatti. Ad agosto scorso l’Associazione Luca Coscioni ha diffidato le 102 Asl competenti per la salute nelle 189 carceri italiane per chiedere loro di adempiere al ruolo, previsto per legge, di fornire servizi socio-sanitari e di monitorare le condizioni di igiene e profilassi degli istituti. Le diffide ricordavano che “la responsabilità per la mancata applicazione e/o i ritardi nell’attuazione delle misure previste per lo svolgimento dell’assistenza sanitaria penitenziaria sono imputabile al Direttore Generale della Asl”.
A conferma del fatto che l’attenzione, anche quella istituzionale preposta, dura il tempo di un balletto su TikTok, meno della metà delle Aziende sanitarie ha risposto. Per questi motivi l’Associazione Luca Coscioni a inizio dicembre ha deciso di procedere con altrettante richieste di accesso agli atti per ottenere: la relazioni complete delle visite; eventuali linee guida sul modo con cui queste vengono effettuate, se a sorpresa, a campione o in tutte le zone e reparti, alla presenza dei garanti o altre figure istituzionali etc; la lista delle istituzioni a cui sono stati inviati i resoconti, per es. provveditorato alle carceri regionale, Dipartimento per l’Amministrazione della giustizia, Ministero della giustizia e Ministero della salute; eventuali risposte dall’autorità competente con promesse di messa in opera di quanto necessario per ripristinare eventuali manchevolezze.
Le relazioni delle visite in carcere verranno studiate e incrociate con informazioni pubbliche raccolte in modo indipendente e messe in relazione con informazioni condivise in modo sicuro e anonimo sul sito FreedomLeaks. Il sito FreedomLeaks si rivolge a chi, perché parente, volontario, assistente sociale, educatore, formatore o difensore, oppure dipendente delle Asl o dell’amministrazione penitenziaria, entra negli istituti di pena e ritiene di voler trasferire informazioni e segnalazioni relative al mancato rispetto delle leggi che riguardano i diritti e le libertà delle persone ristrette. Grazie alla tecnologia della piattaforma Globaleaks è possibile attivare un canale criptato per inviare le proprie segnalazioni. Dal sito occorre collegarsi al corrispondente indirizzo TOR, usando la sicurezza garantita dal TOR browser, e condividere quanto visto durante la propria presenza in carcere.
È arcinoto che il sovraffollamento crea condizioni invivibili ed è proprio per questi motivi che nel 2013 la Corte europea dei diritti umani ha adottato una sentenza, nota come Torreggiani, che ricordò che uno spazio inferiore ai tre metri quadri a persona è di per sé sufficiente a integrare un trattamento inumano e degradante altrimenti noto come tortura. In attesa che le Asl inviino la documentazione richiesta c’è da augurarsi che la notizia dell’esistenza di FreedomLeaks e delle sue possibilità di whistleblowing possa concorrere ad arricchire la conoscenza di come le istituzioni si comportano in ossequio ai loro obblighi di legge relativi (anche) al diritto alla salute in carcere. Chissà che la voce di persone qualunque, che hanno avuto l’occasione o la ventura di entrare in un carcere, riesca smuovere le intenzioni di chi si batte il petto senza però recitare mail il “mea culpa”.










