sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Ilaria Dioguardi

vita.it, 29 ottobre 2026

Un viaggio dentro le mura del carcere, con l’obiettivo di raccontare quanto l’ascolto della musica, in quegli spazi, sia un’opportunità e un potente strumento educativo e riabilitativo. È l’obiettivo del documentario “Il cielo in una stanza”, girato nella casa di reclusione di Chiavari (Genova) con la partecipazione di Sayf. Il rapper ha incontrato i giovani reclusi e raccoglie le loro parole sulla libertà, le scelte e la poesia. “Ci pensiamo solo quando veniamo arrestati, quando siamo fuori non teniamo conto della libertà. Se ci avessimo pensato prima, forse non saremmo in mezzo a questi problemi in cui siamo ora”. Sono le parole pronunciate da uno dei giovani detenuti nel documentario Il cielo in una stanza.

Sayf (al secolo Adam Sayf Viacava) li ha incontrati nel carcere di Chiavari, in provincia di Genova. Il progetto, scritto dal giornalista e autore Claudio Cabona e diretto dal regista Yuri Dellacasa, è stato realizzato grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e si inserisce nell’ambito delle attività dell’associazione “Il Cuore di Federico”.

Ragionare di vita, poesia e libertà, a ritmo di rap - Dodici ore di riprese, per 20 minuti di mediometraggio, il progetto (l’opera è disponibile gratuitamente sulla pagina YouTube di Sayf) nasce con l’obiettivo di dimostrare che, in carcere, l’ascolto e la pratica musicale non rappresentano un mero svago, ma un potente strumento educativo e riabilitativo. Il progetto racconta l’incontro ravvicinato tra il cantautore italo-tunisino e le persone detenute del penitenziario ligure durante un laboratorio di scrittura.

Il carcere di Chiavari promuove da tempo laboratori volti alla promozione della musica anche come forma di terapia e di arricchimento culturale. A uno di questi ha preso parte Sayf, che nel documentario riflette con i partecipanti sul concetto di libertà e ascolta i loro brani rap. “Abbiamo parlato di vita, di poesia, di libertà. È stato uno scambio veramente interessante e piacevole. Lo scopo del progetto è ribadire la forza di questo tipo di iniziative all’interno delle carceri e poter auspicabilmente ispirare altre iniziative simili, in altri istituti”, ha detto il cantante.

Leggi anche: Musica come ponte tra giardino e galera

La libertà è come l’orizzonte - “La musica è libertà”, dice il rapper nel film, “e la libertà si nasconde nelle piccole cose, in quelle che spesso diamo per scontate, ma che in realtà hanno un valore immenso. Sono quei momenti particolari che restano impressi nella mente”. “Secondo me la libertà è da una parte essere libero di essere dove vuoi, di fare quello che vuoi, però dall’altra parte ne capisci il valore solo quando la perdi”, afferma un ragazzo nel video. Un suo compagno di laboratorio prende la parola e legge un appunto, scritto sul suo bloc notes: “Per me la libertà è come l’orizzonte. Lo vedi spesso, provi a raggiungerlo, ma nel bene o nel male, per colpa di un sistema, non riesci mai a raggiungerlo pienamente”.

“Doversi arrangiare per fare arte” - “Dai testi scritti dai ragazzi durante i laboratori sono emerse cose davvero interessanti. Abbiamo trovato livelli di introspezione, curiosità verso la vita e capacità di approfondimento che spesso ci aspettiamo di trovare in altri contesti, magari nel giornalismo o in ambiti in cui questo tipo di ricerca viene realizzato professionalmente”, ha proseguito Sayf. E poi c’è l’arte, “con la capacità di riuscire a creare delle canzoni con i pochi mezzi a disposizione, doversi arrangiare e, proprio attraverso questo, far emergere la creatività”.

Dare voce a ciascuna storia - Attraverso dialoghi, letture, scambi di rime e di riflessioni, nell’incontro tra l’artista e le persone detenute la musica diventa un terreno d’intesa reale, capace di restituire voce a ciascuna storia. “Sto vivendo al freddo, gradi sotto lo zero, mentre cerco il rimedio, ma qua non c’è rimedio. Mentre sento il peso di aver buttato il tempo, non so cosa volevo, non volevo tutto questo”, canta un ragazzo rappando insieme all’artista, al ritmo del battito delle mani che rimbomba nel cortile del carcere.

“Il progetto è nato da un’idea di Claudio Cabona, che era grande amico di Federico, morto nel 2019 a Genova, all’età di 30 anni a causa di un incidente stradale”, dice Anna Gremmo, presidente dell’associazione che porta il nome di suo figlio. “Sono stata felice di appoggiare quest’iniziativa. Ogni anno con “Il Cuore di Federico” organizziamo un evento musicale. Il fil rouge dell’associazione è la musica, a mio figlio sarebbe molto piaciuto questo progetto, l’avrebbe sicuramente appoggiato”.

L’associazione organizza eventi culturali, concerti e iniziative benefiche per raccogliere fondi da destinare a enti e cooperative che aiutano mamme, donne, bambini e persone in difficoltà. “Ogni anno, in primavera, in concomitanza con la data del compleanno di Federico, organizziamo un concerto di beneficenza in location storiche della città, come il Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi o il salone della Biblioteca Universitaria di Genova in via Balbi”.