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chietitoday.it, 19 giugno 2025

“Da un anno senza rimborsi, chiedo al Comune di poter lavorare”. Il suo impiego negli uffici cimiteriali, in virtù di un protocollo, finirà a dicembre 2025 ma l’uomo, che è invalido, a 58 anni non riesce a trovare un lavoro che gli permetta di vivere dignitosamente dopo aver scontato la sua pena. L’assessore alle Politiche sociali, Giannini: “La Ragioneria sta inoltrando tutti i pagamenti. Tanti casi come questo al Comune, ma occorre fare rete”. Francesco M. è un ex detenuto di 58 anni che vive e lavora a Chieti ma che, dopo essere uscito dal carcere e aver finito di scontare la sua pena detentiva, come molti nella sua stessa situazione, sta avendo difficoltà a lavorare e a guadagnarsi da vivere.

È paradossale pensare che forse stava meglio prima, almeno economicamente, poiché riusciva a sopravvivere, da come ci racconta. Francesco non ha grandi pretese: gli basterebbe un contratto part-time per riuscire a coprire le spese di affitto nell’abitazione che condivide con l’anziana madre e riuscire a fare un minimo di spesa senza dover chiedere aiuto agli amici o andare alla Caritas, dove oggi opera come volontario.

Nel frattempo è un lavoratore socialmente utile assegnato al Comune di Chieti, il suo impegno è negli uffici cimiteriali. Possibilità di assunzioni non ce ne sono al momento e, accanto a questo, l’uomo convive con la frustrazione di non avere da mesi i rimborsi previsti per legge a causa di ragioni legate alla burocrazia.

A giugno 2024 l’uomo viene assegnato negli uffici del cimitero comunale di Sant’Anna in base a un accordo frutto di un protocollo di intesa tra Comune e casa circondariale e in virtù del quale ha diritto una diaria di 7 euro e 50 centesimi. “Poi arriva la proroga fino a dicembre del 2024 - racconta il 58enne - quando termino il regime di semi libertà: quello stesso mese sono andato in affidamento uscendo dal carcere. Ad oggi ho un accordo verbale valido fino a dicembre 2025, ma è da ottobre 2024 che non prendo i rimborsi che mi spettano per legge, nonostante ci siano delibere comunali approvate”. Dopo i primi tre mesi di lavoro negli uffici del cimitero nei quali Marino dice di aver ricevuto 429 euro in totale, i bonifici si sono fermati.

“Sono andato più volte a sollecitare i miei referenti al Comune, non riuscendo mai a parlare con il sindaco. E pensare che in carcere ero riuscito a parlare con il presidente della Repubblica Mattarella. A Chieti, invece, non riesco a parlare con il sindaco. Ho trovato il solito scaricabarile. Essendo invalido civile (legge 68/1999) e iscritto nelle liste di collocamento mirato ho fatto più volte richiesta di essere assunto come stabilito dalla legge. Non è possibile che a 58 anni debba fare l’elemosina per vivere. Purtroppo sono malato - si sfoga - devo prendere 14 medicinali al giorno, nelle aziende private non mi assumono perché sono un ex detenuto. L’unica mia speranza è questo impiego al Comune dove sono stato più di una volta ritenuto un elemento valido. Al momento non ho un centesimo e sto aspettando i pagamenti dal 2024”.

La situazione di M. è sotto l’attenzione dall’assessore alle Politiche sociali del Comune di Chieti, Alberta Giannini che a Chieti Today assicura che il lavoratore sarà pagato fino all’ultimo centesimo per l’impiego tuttora in corso negli uffici cimiteriali. “L’ufficio Ragioneria del Comune di Chieti sta provvedendo in queste ore ad emettere il mandato di pagamento” spiega l’assessore confermando i ritardi legati a passaggi burocratici “in quanto il signor M., avendo cambiato posizione giuridica, passando dunque dalla semilibertà in affidamento, riceveva l’accredito tramite un conto corrente intestato alla casa circondariale di Chieti.

Adesso siamo finalmente giunti a una soluzione e, grazie alla disponibilità del direttore della casa circondariale di Chieti, i pagamenti potranno continuare ad essere elargiti a favore dell’istituto di pena che poi provvederà a liquidarli sul conto del lavoratore socialmente utile”. Purtroppo per Francesco, quando scadrà l’accordo, a fine 2025, non sarà possibile continuare a lavorare per l’ente.

“Non possiamo illudere nessuno in questo momento - ammette Giannini - pur comprendendo appieno o le ragioni del signor M. tant’è che l’anno scorso abbiamo disposto il rinnovo dell’accordo con lui per un anno. Al momento, però, il Comune di Chieti non può assumere: siamo in regola come percentuale di iscritti alle categorie protette su un totale di 155 dipendenti”.

La vicenda di Francesco M. è simile a quella di tanti altri ex detenuti i quali, una volta scontata la pena detentiva, per età e condanne penali, non riescono ad avere accesso a una condizione lavorativa dignitosa. Il rischio di ripetere gli stessi errori per i quali sono finiti in carcere è dietro l’angolo. “Su queste cose bisogna fare rete - riflette Alberta Giannini.

Bisogna modificare la normativa regionale. Da quando sono assessore ho partecipato a varie riunioni con garante detenuti, Comune, direttore della casa circondariale, assistenti sociali. Andrebbe, ad esempio, anche modificata la normativa regionale sull’edilizia popolare che ad oggi non consente la concessione di un alloggio popolare a un ex detenuto il quale, se non ha alle spalle una famiglia, dopo il carcere finisce in strada”. 

M. non chiede tanto. “Mi basterebbe anche un part-time da 500 euro per poter vivere dignitosamente con mia madre di 87 anni, invalida come me, che prende una pensione di circa 700 euro, pagare l’affitto, comprare i farmaci, fare la spesa e non dover ricevere dagli amici soldi che non potrò restituire. L’ultima volta in Comune - ricorda - mi sono messo in ginocchio. Chiedo solo di poter lavorare, non voglio andare a rubare”.