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di Teresa Di Rocco


Il Centro, 13 aprile 2021

 

Non c'è pace per il carcere di Villa Stanazzo. Oltre ai problemi di personale torna il Covid a creare apprensione. Il focolaio scoppiato a dicembre, con 55 contagiati (40 detenuti, 11 agenti e 4 persone tra gli operatori sanitari) e il decesso il 12 gennaio scorso dell'ispettore di polizia penitenziaria Michele De Cillis, 59 anni, si era placato a fine febbraio, ma ora pare essere ripartito. La Asl ha comunicato al Comune infatti la presenza negli ultimi due giorni di 6 detenuti positivi. E questi contagi hanno portato una sessantina di altri detenuti ad essere sottoposti a sorveglianza attiva.

Negli ultimi mesi, i sindacati hanno continuato a chiedere rinforzi, la riduzione del carico di lavoro e la diminuzione dei detenuti per evitare focolai. Ma senza risultato. Durante il focolaio di dicembre-gennaio dalle analisi fatte dal professor Liborio Stuppia, direttore del Laboratorio di genetica molecolare del Cast dell'università d'Annunzio, era emerso che nel penitenziario era comparsa la variante danese. "Questa variante danese, o Nord europea, simile a quella inglese, è stata individuata analizzando una trentina di casi di persone infettate nel penitenziario che presentavano lo stesso assetto genetico del virus", aveva spiegato il professore. Che precisò anche come la variante non fosse rimasta confinata lì.