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comune.chieti.it, 23 maggio 2026

Si è svolta ieri mattina al Museo d’Arte Costantino Barbella la presentazione della raccolta di racconti “Voci dal mondo altro - Storie dritte su righe storte”, volume che raccoglie gli scritti delle detenute della Casa Circondariale di Chieti, realizzato nell’ambito di un progetto promosso dal Comune di Chieti insieme alla struttura penitenziaria. L’iniziativa, partecipata da istituzioni, studenti e cittadini, ha rappresentato un importante momento di riflessione sul valore della cultura, della scrittura e dell’arte nei percorsi di recupero e reinserimento sociale delle persone detenute, nell’ambito delle azioni promosse dal programma “Chieti Città che Legge”, che vede il carcere fra i firmatari del Patto per la lettura del Comune di Chieti.

Nel corso dell’incontro si sono alternate letture pubbliche dei racconti e interventi dedicati al significato umano e sociale dell’esperienza, condotta dalla scrittrice Kristine Maria Rapino con il personale carcerario. L’evento si è svolto in presenza della Garante dei detenuti Monia Scalera, del Prefetto Silvana D’Agostino, del sindaco Diego Ferrara, del direttore della struttura circondariale Franco Pettinelli, Barbara Di Roberto coordinatrice delle iniziative finanziate dal Cepell dopo il riconoscimento di Chieti Città che Legge.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’amministrazione comunale, che ha sottolineato il valore culturale e sociale dell’iniziativa: “Questo progetto dimostra come la cultura possa diventare uno strumento concreto di inclusione, ascolto e ricostruzione personale. Dare voce alle detenute attraverso la scrittura significa creare ponti tra il carcere e la comunità, favorendo percorsi autentici di crescita e reinserimento”.

“L’arte e, in generale, la scrittura e la cultura in carcere sono elementi fondamentali per il processo di recupero e rieducazione della persona - ha dichiarato il direttore della Casa Circondariale di Chieti Franco Pettinelli -. Non soltanto distolgono dall’ozio, ma costituiscono un mezzo di trasformazione del tempo detentivo in un’opportunità di crescita e di avvicinamento della realtà carceraria alla società civile, di cui il carcere è parte. L’arte contribuisce senza dubbio a rendere il nostro contesto più umano, a intrecciare migliori relazioni e a restituire alla persona quella dignità che talvolta è andata persa. Grazie a questo progetto straordinario promosso dalla consigliera comunale Barbara Di Roberto e alla scrittrice Kristine Maria Rapino che lo ha gestito le detenute della Casa Circondariale hanno avuto la possibilità di lasciare un segno della loro creatività e del loro vissuto in una raccolta intitolata Voci dal mondo altro - Storie dritte su righe storte. Per le detenute è stata un’esperienza che ha consentito loro di costruire un momento di riflessione e di valorizzazione della propria individualità ed a noi di integrare l’intervento artistico nel percorso di riabilitazione e reintegrazione sociale della persona”.

“La scrittura è stata uno spazio di libertà interiore e di autenticità - ha dichiarato la curatrice del progetto Kristine Maria Rapino che ha condotto il corso -. Quello di oggi è stato un incontro libero da pregiudizi. Abbiamo guardato alla persona, senza pensare alla colpa. Non per assolvere, ma per comprendere che si può ripartire, se viene data fiducia. La scrittura non dovrebbe mai essere considerata un privilegio per pochi. Tutti hanno il diritto di raccontare e raccontarsi. Per usare le parole di Papa Francesco: “L’uomo non è solo l’unico essere che ha bisogno di abiti per coprire la propria vulnerabilità, ma è anche l’unico che ha bisogno di raccontarsi, di rivestirsi di storie per custodire la propria vita. Non conta il pedigree culturale, conta l’autenticità. La disponibilità a mettersi in gioco”. E loro l’hanno fatto. Un laboratorio di scrittura in carcere non serve a occupare il tempo, ma ad abitarlo, imparare ad averne cura per restituirsi senso, dignità e futuro. Per molte di loro scrivere è stato un grido. Un modo per esistere davanti a qualcuno disposto ad ascoltare. Oggi la loro voce ha trovato spazio, e sono certa che lascerà il segno”.