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di Serena Palumbo

Corriere della Sera, 25 febbraio 2025

L’Istituto a custodia attenuata per detenute madri di Lauro (Avellino) è stato aperto nel 2016 con finanziamenti stanziati dalla Regione Campania. Si dondolano sull’altalena. Giocano, spingendosi sempre più in alto. Alice e Carol (nomi di fantasia), 7 e 6 anni, cercano di raggiungere il cielo: l’unica “parte” del mondo esterno che intravedono oltre le mura alte e gialle. Quelle dell’Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro, in provincia di Avellino, nel quale sono “rinchiuse” con le loro mamme. L’unico del Mezzogiorno e l’unico in Italia a essere esclusivamente destinato ad accogliere le carcerate con i loro figli. Ma che oggi è stato chiuso, costringendo le due bambine a essere trasferite in una sezione speciale delle carceri ordinarie di Milano e Venezia.

Allontanate, ancora più del solito, dal territorio in cui sono cresciute. Dalla scuola che hanno frequentato. E dalle amicizie che a fatica hanno instaurato, vivendo un rapporto “insolito” con il mondo esterno. “L’ennesimo abuso al diritto all’infanzia”, sostiene il Garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello. Ennesimo, perché gli Icam (case circondariali nate per consentire alle madri carcerate di scontare la loro pena con i figli, senza rinunciare al diritto alla genitorialità) in Italia “dovrebbero essere una seconda scelta, che in realtà diventa la prima. La legge n.62/2011 prevede la reclusione di detenute madri accompagnate da minori in case-famiglia. Gli Icam sono da destinare solo ai reati con particolari esigenze cautelari. Ma lo Stato non finanzia la realizzazione delle strutture”, spiega Paolo Siani, pediatra ed ex deputato, che nel 2022 ha portato questa richiesta in Parlamento con una proposta votata all’unanimità alla Camera, ma mai arrivata al Senato per la caduta del governo Draghi.

Ora che la casa circondariale avellinese chiude per sempre le sue celle, c’è solo una domanda che tutti si stanno ponendo: “Perché questa chiusura? - dice Samuele Ciambriello - Vorrei ricordare alle autorità che hanno ordinato questi trasferimenti durante l’anno scolastico che l’art. 3 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sancisce il principio che ogni legge, ogni provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino deve avere una considerazione preminente. E allora perché questa fretta?”.

Dentro l’Icam di Lauro - In Italia un numero di bambini che varia ogni giorno vive in “carcere”. Non hanno commesso nessun reato, eppure scontano una pena. Perché per quanto gli Icam abbiano attenuazioni e personaggi dei cartoni animati disegnati sulle pareti, restano delle case circondariali. E lo si nota non appena si imbocca la strada che porta all’Icam di Lauro, in provincia di Avellino. Dove fino a oggi hanno vissuto Alice e Carol. Sembra un capannone. A tratti un palazzetto dello sport poco all’avanguardia. Quelli di periferia, vecchi e malandati. Intorno nessun servizio. Ma lì dentro ci abitano bambini.

Con limitate libertà, controllate e approvate. Non dalle madri, loro sono le prime a dover sottostare a regole. All’interno le “celle”: miniappartamenti disposti in fila su un corridoio, sulla destra e sulla sinistra, come fosse il pianerottolo di un condominio. All’interno un piccolo cucinino, un tavolo e due sedie, un letto e una culla, poi un bagno. Le porte sono blindate: alle 8 la polizia penitenziaria in abiti civili le apre; alle 21, invece, le chiude. Le finestre, assicurate con sbarre, danno sull’unico spazio aperto: un giardino con uno scivolo, un dondolo e due altalene. Quelle sulle quali Alice e Carol hanno cercato di “evadere”, dondolandosi fino a oggi.