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di Romina Marceca

La Repubblica, 8 aprile 2023

L’inchiesta di Altraeconomia: dai dati sulla spesa sanitaria si evince l’uso abnorme di antiepilettici, antipsicotici e antidepressivi. Per Riccardo Magi di +Europa e Ilaria Cucchi di Sinistra italiana i Cpr “vanno chiusi, sono incostituzionali e peggio delle carceri”.

Rinchiusi in gabbie come allo zoo e sedati tanto da sembrare zombie. È l’immagine dei migranti che passano nei nove Centri per il rimpatrio d’Italia, vere carceri super sorvegliate dove l’abuso di psicofarmaci emerge da un’inchiesta del mensile Altreconomia. Fonti incrociate hanno messo in luce l’uso diffuso di antiepilettici, antipsicotici e antidepressivi. Il dato shock arriva da Milano. Nel Cpr di via Corelli l’acquisto di psicofarmaci è pari al 64 per cento della spesa sanitaria totale. Una cifra 160 volte più alta di quella del Centro salute immigrati di Vercelli che accoglie tutti i migranti irregolari in Piemonte. I dati sono riferiti al periodo tra ottobre del 2021 e febbraio 2022 ma si fatica molto a pensare che l’andamento sia cambiato nel tempo. Soprattutto se si ascoltano le parole di chi nei Cpr è riuscito a entrare. Come Riccardo Magi, segretario di +Europa, e la senatrice Ilaria Cucchi di Sinistra italiana. “Vanno chiusi, sono incostituzionali e peggio delle carceri”, sono state le loro parole presentando alla Camera l’inchiesta di Altreconomia. Non si tratta esattamente delle stesse che aveva utilizzato qualche settimana fa il ministro dell’Interno, che aveva descritto i Cpr come “luoghi poco gradevoli”.

I Cpr per i quali è stato possibile avere i dati riferiti alla spesa sanitaria sono stati cinque su nove: Milano, Torino, Roma, Nuoro, Caltanissetta. E nella classifica delle pasticche facili al secondo posto c’è Roma. Nella capitale gli psicofarmaci incidono del 51 per cento sulla spesa totale sanitaria (a Torino del 44 per cento). Tra il 2019 e il 2021 sono state acquistate 3.480 compresse di Tavor, 270 flaconi di Tranquirit e 185 fiale di Valium per una popolazione di 2.812 migranti.

A Macomer, in Sardegna, l’acquisto di psicofarmaci incide del 16 per cento. Al sud la percentuale scende, a Caltanissetta la spesa di psicofarmaci incide del 10 per cento. Ma colpisce che le compresse di Rivotril acquistate tra il 2021 e 2022 sono state 57.040 a fronte di 574 trattenuti. Cioè 37 pasticche a testa. Al Cpr di Torino sono stati spesi, tra il 2017 e il 2019, 3.348 euro in Rivotril: circa il 15 per cento della spesa sanitaria totale.

Riccardo Magi ha annunciato un’interpellanza urgente al ministro dell’Interno Piantedosi. “Dovrebbe rispondere subito, già adesso, davanti a questi dati”, ha detto Magi. Una richiesta che arriva quando proprio nell’ultima legge di Bilancio sono stati previsti oltre 42,5 milioni di euro per l’ampliamento della rete dei Cpr in Italia che dovrebbero arrivare a 20, uno per regione. Ancora una volta i dati esprimono il malessere dentro ai centri. Negli ultimi cinque anni al Cpr di Ponte Galeria sono state acquistate 154.500 compresse di Buscopan per i 4.200 migranti transitati. Il calcolo è di una media di 36 pastiglie a testa quando un ciclo normale ne prevede 15.

Ilaria Cucchi, al fianco di Repubblica, sta seguendo gli sviluppi per la morte del migrante tunisino Wissem Ben Abdel Latif. Ha ripercorso le sue tappe prima di morire legato e sedato a un letto di ospedale. È entrata nel Cpr di Ponte Galeria a Roma dove Wissem era stato destinato e non usa mezzi termini nel descriverlo: “Sembravano zombie e storditi, ed erano pochi: 93. Oggi la situazione è peggio di dieci anni fa, sembra di stare allo zoo. Tutto questo succede nel disinteresse totale, con violazione dei diritti e spesso con la morte”.

Nel 2021 sono state circa 6mila le persone transitate nei Cpr, per un periodo compreso tra 15 giorni a oltre due mesi. Il rimpatrio è avvenuto in meno del 50 per cento dei casi. Per questo, spiegano gli autori dell’inchiesta Luca Rondi e Lorenzo Figoni: “Il ricorso agli psicofarmaci è il modo per stordire i detenuti e evitare che rivendichino i loro diritti. Oltretutto, l’assistenza sanitaria non è affidata a figure specialistiche della Asl ma a personale assunto dagli enti gestori”.