di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 26 febbraio 2025
L’unico Istituto a custodia attenuata per madri detenute (Icam) del Sud Italia è stato chiuso. L’allarme è stato lanciato dal Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, che da giorni invoca un intervento della politica e della magistratura per scongiurare quella che definisce “un’ingiustizia inaccettabile”. Le ultime due donne recluse nell’Icam di Lauro (Avellino) sono state trasferite verso strutture di Milano e Venezia. Con loro due bambini, le cui storie incarnano le contraddizioni del provvedimento. Michael, sette anni, nato a Caltanissetta, aveva appena iniziato la seconda elementare a Lauro. Nello zaino, quaderni con i compiti incompleti e amici lasciati senza un saluto. Trinity, cinque anni, napoletana di nascita, aveva dipinto i suoi ultimi disegni all’asilo: case colorate che forse non ritroverà. Le loro routine - lezioni, merende, giochi in cortile - sono state interrotte bruscamente, come pagine strappate da un diario. “Bambini senza colpe!”, ha denunciato Ciambriello, richiamando l’articolo 3 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia, che stabilisce la preminenza dell’interesse del minore in ogni decisione. “Perché questa fretta di chiudere la struttura durante l’anno scolastico? Perché trasferirli in carceri del Nord dove esistono solo due posti per donne con figli?”.
Il Garante ha inoltre evidenziato lo spreco di risorse pubbliche: “Per aprire l’ICAM di Lauro, riadattando l’ex ICATT, sono stati spesi oltre un milione di euro per trenta detenute con figli. Perché non chiudere una delle tre mini- strutture al Nord?”. A ciò si aggiungono i 30mila euro stanziati dal Consiglio regionale per attività educative e il mancato utilizzo di un bene confiscato a Quarto, destinato all’accoglienza. “Sono risorse gettate al vento”, ha aggiunto. Alla protesta si è unita Francesca Pascale, attivista dei diritti umani ed ex compagna di Silvio Berlusconi, che ha visitato l’ICAM con Ciambriello: “Trasferire queste madri e i loro figli al Nord è un accanimento inutile contro chi sta già scontando una pena. I bambini innocenti pagano due volte: privati della scuola e trattati come pacchi”. Pascale ha sottolineato l’ipocrisia di chi “si professa “donna, madre e cristiana” ma permette che minori vivano dietro le sbarre”. Eppure, nonostante il peso e la forza di queste parole, l’appello di Ciambriello e Pascale sembra che sia caduto nel vuoto. La chiusura dell’Icam non ha soltanto privato il Sud di una struttura necessaria, ma ha anche infranto palesemente i diritti dei minori. Mentre le istituzioni politiche sono chiamate a fare chiarezza, due bambini, simbolo della speranza e del dolore, hanno avuto una brusca interruzione sballottati con le madri altrove.
Non che l’Icam sia un modello virtuoso. In realtà, la vecchia proposta di legge dell’allora deputato del PD Siani mirava al loro superamento attraverso il rafforzamento delle case famiglia protette per le detenute madri. Questo Governo adotta un orientamento opposto: l’attuale disegno di legge sulla sicurezza, al vaglio del Senato, prevede la possibilità di posticipare la pena per le donne in gravidanza o con figli di età inferiore a un anno, con l’intento di indirizzare i magistrati verso una maggiore assegnazione alle strutture Icam. In altre parole, si punta a potenziare strutture che, pur non essendo carcerarie, rimangono comunque restrittive. Il paradosso è che ora viene chiusa l’unica struttura al Sud. Quando il ddl sicurezza entrerà definitivamente in vigore, il Sud resterà con un vuoto inesorabile: le donne incinte saranno collocate al Nord, in palese contrasto con il principio della territorialità della pena.











