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di Marie Bourreau


Internazionale, 20 dicembre 2019

 

Torture, detenzioni arbitrarie, violenze sessuali e uso inappropriato delle armi contro i manifestanti. L'Onu condanna la repressione delle proteste in Cile. L'inchiesta è stata condotta con una rapidità sorprendente. In un rapporto reso pubblico il 13 dicembre a Ginevra la delegazione dell'Onu inviata in Cile dall'alta commissaria per i diritti umani, l'ex presidente cilena Michelle Bachelet, ha concluso che le forze di sicurezza del paese hanno fatto un uso sproporzionato ed eccessivo della forza contro i manifestanti durante le proteste scoppiate alla metà di ottobre. "La polizia ha una responsabilità nelle violazioni dei diritti umani", ha detto Imma Guerras-Delgado, a capo delle indagini.

Secondo la procura, 26 manifestanti sono stati uccisi, ma l'alto commissariato ha potuto accertare la morte di undici persone. In almeno quattro casi sono coinvolti agenti delle forze di sicurezza. Gli esperti dell'Onu, che sono rimasti in Cile dal 31 ottobre al 20 novembre, hanno raccolto testimonianze schiaccianti contro le forze di sicurezza, colpevoli di torture, maltrattamenti, minacce di morte, stupri e detenzioni arbitrarie.

Alcuni rapporti di Amnesty International, della Commissione interamericana per i diritti umani (Cidh) e di Human rights Watch avevano già denunciato violazioni gravi commesse dai Carabineros, la polizia cilena, e dall'esercito, schierato in varie città all'inizio delle proteste. Distanza ravvicinata Il governo del presidente Sebastiàn Pifiera non riesce a calmare lo scontento sociale.

Le proteste, cominciate alla metà di ottobre con gli studenti che manifestavano contro l'annuncio dell'aumento del prezzo del biglietto della metropolitana a Santiago, si è esteso velocemente a tutta la società: i cileni denunciano le forti disuguaglianze nel paese, dove l'i per cento della popolazione possiede quasi un terzo della ricchezza nazionale. Secondo il ministero della giustizia, in otto settimane sono state arrestate z8mila persone e 1.615 sono ancora in carcere in attesa di un processo, in gran parte giovani senza precedenti penali.

Guerras-Delgado ha condannato la gestione "repressiva" delle manifestazioni da parte di agenti che non hanno distinto tra manifestanti violenti e pacifici. Lo dimostra il numero "allarmante" di lesioni agli occhi subite soprattutto dai giovani, quasi 350 secondo i dati raccolti nell'istituto cileno di oftalmologia. Gli agenti hanno usato fucili con cartucce a pallettoni di gomma in modo "indiscriminato e inappropriato" per disperdere cortei essenzialmente pacifici.

Il rapporto cita il caso di Gustavo Adolfo Gatica Villarroel, 21 anni, ferito a entrambi gli occhi in una manifestazione a Santiago e oggi cieco. I pallettoni di gomma trovati sotto la pelle di molte persone ferite indicano che i fucili sono stati usati a distanza ravvicinata.

Secondo le Nazioni Unite, le autorità cilene erano a conoscenza già dal 22 ottobre della gravità delle ferite, ma non hanno preso provvedimenti. Solo il 19 novembre il capo della polizia ha vietato l'uso di queste armi, ma secondo gli inquirenti sono state usate anche dopo quella data.

La squadra delle Nazioni Unite ha documentato 113 casi di tortura e maltrattamenti, soprattutto pestaggi, e 24 casi di violenze sessuali e stupri commessi da poliziotti contro persone arrestate e detenute in modo arbitrario. Il 13 dicembre il ministro cileno degli esteri Teodoro Ribera ha dichiarato di tenere in conto le conclusioni dell'Onu, ma ha sottolineato che "in Cile non ci sono violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani".

Poche ore prima Lorena Recabarren, sottosegretaria alla giustizia, aveva contestato alcune "informazioni errate, non contestualizzate né verificate": "Un rapporto in più o in meno non ci interessa. Abbiamo già ricevuto quattro rapporti di altre organizzazioni internazionali. Il paese vuole tornare alla normalità per ciò che riguarda i diritti fondamentali", ha detto.

Intanto l'Onu, che continua a ricevere denunce di abusi della polizia, ha invitato il governo cileno a sospendere l'uso dei fucili per controllare le manifestazioni e a istituire un meccanismo di sorveglianza con il compito di valutare la situazione nei prossimi tre mesi.