di Carlo Pizzati
La Stampa, 1 gennaio 2021
L'attivista sta scontando in carcere una condanna inflitta da Pechino fino al 2022: "Finché Xi Jinping comanda in Cina, non vedremo il finale di questa partita". Joshua Wong è nato il 13 ottobre del 1996 a Hong Kong. Ha fondato il gruppo di attivisti Scholarism ed è ex-segretario generale del partito pro-democrazia Demosist?. È stato il leader delle proteste a Hong Kong nel 2014, internazionalmente conosciute come "Rivoluzione degli ombrelli".
Al momento sono in prigione. Questo account è gestito da amici". Sulla pagina Twitter di Joshua Wong troverete questo messaggio perché il ragazzo più famoso di Hong Kong si è preso 13 mesi e mezzo di carcere per assembramento illecito assieme ad altre presunte violazioni che la Cina, facendo pressioni su Hong Kong, gli imputa. Tutto per cercare fermare quello che gli amici chiamano "il robot", perché è capace di lavorare dall'alba a notte inoltrata senza mai fermarsi. Grande oratore, ottimo organizzatore e trascinatore di masse giovanili, Wong è stato nominato per il Nobel nel 2018 e si è affermato come portavoce internazionale della protesta di Hong Kong contro il leader cinese che Wong chiama "l'Imperatore Xi".
A vederlo, con zainetto, pantaloni sformati, t-shirt e camicie sempre larghe per un corpo che sembra aver fatto poco sport, non si capisce subito quanto coraggio e forza ci sia dentro questo militante nato il 13 ottobre del 1996, otto mesi dopo che la Gran Bretagna ha abbandonato la colonia di Hong Kong con la promessa che Pechino non l'avrebbe annessa fino al 2047, quando Joshua avrà 50 anni. È cresciuto in una famiglia di borghesi luterani molto credenti. Papà Roger (ingegnere informatico in pensione) con l'aiuto di mamma Grace esorta il piccolo Joshua a combattere il "demonio del Comunismo". Vanno d'accordo su tutto tranne un tema: papà si batte per far approvare una legge antigay, il figlio difende i diritti Lgbtqia.
Ma Joshua è abituato a sfidare l'autorità, paterna o governativa che sia. Non gli fa paura. Il primo ostacolo è stato capire cosa dicevano le lettere sulla pagina. Era dislessico, con forti difficoltà a leggere e scrivere. Con mamma Grace, forza di volontà e disciplina, si è messo lì, duro e ostinato, e ce l'ha fatta. Ha capito subito l'importanza del testo. E dei libri di testo. La sua prima battaglia politica la fa nel 2010, a 13 anni, contro il progetto di un treno ad alta velocità che unisce la sua città alla terraferma cinese. A 14 anni fonda con Ivan Lam "Scholarism" per combattere la propaganda di Pechino nei libri di scuola. Il governo vuole imporre un corso obbligatorio per inneggiare al Partito Comunista cinese. "Lavaggio del cervello", dice Joshua. Nella sua prima intervista balbetta. Ma impara presto. Organizza volantinaggi e picchetti. Il movimento cresce fino a quando Wong si ritrova a guidare una ribellione pacifica che si propaga in tutta la città. Gli studenti fanno lo sciopero della fame e occupano il quartier generale del governo di Hong Kong e, dopo un sit-in di dieci giorni, il governo cede e blocca la riforma.
È qui che Wong comprende come la protesta può cambiare il mondo e fermare ciò che appare inevitabile. La seconda opportunità arriva nel 2014. I ragazzi chiedono che a Hong Kong si possa votare senza ingerenze da Pechino. Nasce il famoso Movimento degli Ombrelli (usati per difendersi dai lacrimogeni). Joshua diventa uno dei leader più influenti del movimento pro-democrazia. Arriva la fama internazionale. Pechino lo accusa di essere un agente americano. Viene incarcerato con il pretesto dell'assembramento non autorizzato.
Appena uscito dice: "Se non facciamo niente, le cose peggioreranno. Stanno già vincendo, quindi non abbiamo niente da perdere. Per questo diciamo: se bruceremo, bruceranno con noi". Inizia un tour mondiale. Va in America per convincere il Congresso a passare una legge di tutela alla libertà di Hong Kong. Poi in Europa e in Asia. In Tailandia viene arrestato e rispedito a Hong Kong su richiesta dei cinesi. In Malesia lo bloccano alla frontiera per paura di irritare la Cina. Lo costringono a sciogliere "Scholarism". Lui si allea con altri militanti e si unisce a "Demosisto", nuova e importante associazione pro-democrazia. Tra scioperi della fame e arresti, si trasforma nel vero volto della protesta di Hong Kong. Fino all'anno caldo del 2019.
Joshua è in prigione a scontare una pena di due mesi quando la protesta comincia a riempire le strade ogni weekend, da primavera ad autunno. Appena uscito, si unisce alla battaglia. Ma questo movimento è diverso. Non vuole leader, vuol restare fluido come l'acqua, per evitare scontri interni come quelli che divisero il Movimento degli Ombrelli. Così Wong si trasforma in portavoce internazionale della rivolta. Non sembra turbato dal ridimensionamento, vi si adatta in fretta. Rilascia dichiarazioni e interviste ai giornalisti stranieri. Scende anche in strada, si fa prendere a bastonate e spray al peperoncino, conserva un ruolo strategico. E finisce di nuovo agli arresti. Ormai è troppo noto. Il nemico lo vuole in prigione. "Finché Xi Jinping comanda in Cina, non vedremo il finale di questa partita. È la nostra guerra infinita". Se ne riparla all'inizio del 2022, quando Joshua, salvo soprese, uscirà dal carcere. Avrà appena 26 anni e una vita di battaglie non solo dietro le spalle, ma, c'è da scommetterci, anche davanti a sé.











