di Mario Baudino
La Stampa, 23 luglio 2025
Scrivevano (sotto pseudonimo) per una piattaforma taiwanese dedicata a un nuovo genere di grande successo, noto come damnei: che intreccia temi gay, fantasy e fantascienza. Secondo la BBC, almeno una trentina di giovani autrici cinesi che scrivono per lo più su una piattaforma taiwanese (Haitang Literature) sono state arrestate quest’anno, da febbraio a oggi. Il loro crimine non è quello di intelligenza col nemico (notoriamente la Cina considera Taiwan una parte ribelle del suo territorio nazionale), ma di aver scritto storie di argomento omosessuale nell’ambito di un nuovo genere popolarissimo anche in Cina, ovviamente, noto come danmei: che intreccia temi gay generalmente maschili, fantasy e fantascienza, non senza tentazioni, pare, Bdsm; e piace soprattutto a un pubblico femminile. Sono testi per così dire riservati, che richiedono al lettore quantomeno di nascondere il proprio computer (agli occhi della censura cinese) con una Vpn, e pagare l’accesso in moneta virtuale.
Finora le misure di sicurezza interna avevano funzionato, adesso evidentemente non più. Il codice penale cinese proibisce la divulgazione di contenuti giudicati osceni, e prevede pene d’ogni genere, da qualche anno addirittura all’ergastolo. Le autrici, in una paese fortemente omofobo, scrivevano nell’ombra; l’arresto e la conseguente divulgazione della loro identità le ha esposte alla riprovazione sociale. Non è la prima volta che succede, pare che l’anno scorso ci siano stati cinquanta arresti, ma questo caso ha fatto clamore, mobilitando la rete e avvocati volenterosi. Va da sé che il regime cinese non cambierà idea, nonostante qualche licenza sia stata concessa nel tempo a scrittori famosi, molto più tollerati. La valutazione di oscenità è del resto molto soggettiva, anzi arbitraria. Dipende dai tempi, alle circostanze, dalle politiche e dalle persone. Ne ha fatto esperienza anche chi scrive questa nota: un mio libro di qualche anno fa dedicato agli pseudonimi letterari (Lei non sa chi sono io) è stato tradotto in cinese.
Ma all’ultimo momento l’editore, peraltro autorevole, ha proposto (imposto) una serie di tagli in base alle valutazioni di una fantomatica “commissione per la qualità” (insomma, la censura statale): e guarda caso riguardavano innanzi tutto l’intero capitolo dedicato all’uso di pseudonimi nelle storie di argomento omosessuale. Ma non solo: erano state individuate qui e là frasi e frasette, e persino tre righe, in altro capitolo, dove si menzionava l’antica discussione fra studiosi ottocenteschi circa l’effettiva omosessualità di Saffo. Tagliate anche quelle. Una mira infallibile.










