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Il Dubbio, 25 settembre 2020


Le strutture per la minoranza musulmana costruite negli ultimi tre anni. La Cina ha costruito o ampliato 380 campi di internamento dal 2017 nella regione autonoma nord-occidentale dello Xinjiang, dove vivono la minoranza etnica degli uiguri e altre minoranze di fede musulmana. Lo rivela uno studio condotto dall'Australian Strategic Policy Institute, secondo cui altri 14 sono in fase di costruzione e, in totale, 61 di queste strutture sono state costruite o espanse tra il luglio 2019 e il luglio 2020.

Di queste ultime, circa la metà sono strutture ad alto grado di sicurezza, mentre del totale dei centri di detenzione presenti nella regione, circa settanta avrebbero ridotto le misure di sicurezza. Il numero complessivo dei centri di detenzione supera di circa cento le precedenti stime, e i ricercatori ritengono di averne identificato la gran parte presente nell'area.

Le rivelazioni sono contenute in un database, lo Xinjiang Data Project, che si basa su fonti aperte, tra cui anche immagini satellitari, documenti del governo cinese, statistiche ufficiali, studi accademici e testimonianze di chi è stato rinchiuso in questi centri ed è fuggito all'estero. In particolare, precisa il rapporto, sono state molto utili le immagini riprese di notte delle aree illuminate al di fuori delle città: quelle aree spesso si sono rivelate essere centri di detenzione costruiti di recente, come emerso da immagini successive riprese di giorno negli stessi luoghi.

Molti dei centri identificati dallo studio australiano sorgono nei pressi di parchi industriali o di fabbriche della regione, particolare che rafforzerebbe il collegamento delle persone internate al lavoro forzato. Inoltre, altre prove citate dai ricercatori fanno ritenere che molti detenuti in via extra- giudiziaria in questa rete di campi siano stati poi formalmente accusati e rinchiusi in strutture a più alto grado di sicurezza, o assegnati a lavori forzati.

Lo Xinjiang è un osservato speciale nel panorama internazionale per i forti sospetti di violazioni dei diritti umani: vari rapporti indipendenti ma ritenuti affidabili a livello internazionale parlano di oltre un milione di persone, in gran parte uiguri e membri di altre minoranze musulmane della regione, rinchiuse in questi centri. Le notizie di abusi riguardano, oltre alle detenzioni arbitrarie e alla sorveglianza di massa, anche torture e altre pratiche, come il controllo coercitivo delle nascite. Gli Usa hanno imposto sanzioni ai funzionari ritenuti responsabili degli abusi, tra cui anche il segretario generale del Partito Comunista regionale, Chen Quangu.